Ho provato quel tanto di soggezione, quando ho aperto il pacchetto contenente Love beat eppoi ho inserito nel lettore il dischetto. La title-track l’avevo (l’avevamo) già ascoltata, con soddisfazione, ma qui ci sono altri otto titoli (sette considerando la reprise di “Goin’ for a ride” che chiude la scaletta, “Red line”), come saranno? 

Di certo non dobbiamo pretendere nulla da loro. E’ già tutto scritto. Perché un nuovo album? Evidentemente perché volevano farlo, e basta. Piaccia o no. Possono permetterselo, devono permetterselo. E quando parte “Deep eyes”, ecco che questa delizia r’n’r rollingstoniana (ma i Not Moving non sono qui ancora per arrotondare la pensione) sistema tutto. Una bella spolverata alle mensole sulle quali avete ben riposto i vostri cimeli vinilici, con tutti e quattro ad esibire una disinvoltura ed una sfacciataggine che ce li fanno apprezzare ancor più. Canzone che svela un ulteriore valore aggiunto, la produzione (magari un po’ troppo levigata?) che rende il suono nitidissimo, perfetto. E che dire poi della copertina? Opera d’arte. 

Parentesi: Iride Volpi. Chitarra dei Diggers, se l’hanno scelta a rinforzare la line-up un motivo c’è. Accanto a questi tre veterani, esibisce disinvoltura ed autorevolezza. Non un membro aggiunto bensì un effettivo. Non è la badante di Oberti/Baciocchi/Petrosino, che non ne hanno necessità. E’ con loro, è una di loro. Non come quei complessi famosi che, per disgrazia o per scelte, o per ragioni meramente anagrafiche, “perdono” un componente e lo rimpiazzano con un sostituto che non compare nelle fotografie, che se ne deve stare sempre in disparte, che sembra che sia lì per caso? Con i NM L.T.D. non è così, non potrebbe essere così.  

Baciocchi che trascina i suoi in “Deep eyes”, essi sanno bene che il primo è quello che deve conquistare l’ascoltatore, farlo innamorare subito. Gli strati di catrame che hanno ricoperto negli anni la voce l’hanno resa irresistibile, t’irretisce, ti lunsinga eppoi ti abbandona sul ciglio della strada, tra ciuffi d’erba che crescono stenti tra l’immondizia scaraventata dai finestrini delle automobili che passano e non si curano di te. La notturna “Goin’ for a ride” è l’epitome del rock introverso, il blues del deserto ove cerchi rifugio. Se l’anima è ormai inaridita, questa è pioggia salvifica che ti concede ancora un’occasione, ancora un giro. Poi calano il glam rock indolente di “Down she goes”, e allora chissenefrega se la gioventù ce la siamo giocata, abbiamo i nostri (anni) e ce li teniamo, Cristo!  

 

A metà scaletta, la title-track, pura lascivia r’n’r’. Il quale si riappropria finalmente di quel senso di pericolo, di minaccia che fa parte della sua essenza. Non manifesto bensì subdolo, sottopelle, un brivido febbrile che ti percorre tutto e nemmeno sai perché. Poi continuate pure ad ascoltare quei marmocchi che si danno arie da disperati e che sono cresciuti al caldo delle loro camerette. “Primitive”, non chiedetemi il motivo non lo conosco, mi ricorda i Pretenders, ultimamente sono in fissa con Hynde e compari, “colpa” delle ristampe dei due primi dischi. “Dirty time”, “Don’t give up” e “Rubbish land” vanno ascoltate per comprenderne la portata. Track-list breve ma inattaccabile, nessun punto debole. 

I Not Moving L.T.D. sono qui, e noi con loro. Possiamo fare a meno del r’n’r? Certamente, ma sarebbe tutta un’altra vita.  

 

P.S.: “Primitive” è una cover dei Groupies, garage band di NYC. Sono un somaro.

 

Per informazioni: http://www.areapirata.com
Web: https://areapiratarec.bandcamp.com/album/love-beat