Da Washington DC, The Neuro Farm. Alla voce e violino Rebekah Feng, alla chitarra ed al basso, oltre a voce virile, Brain Wolff, ai synth Tim Phillips ed a chiudere l’enigmatico DreamD alle percussioni. Non di recente formazione, datando maggio 2011 il debut “Blissful isolation”. Questo per quanto attiene le doverose presentazioni. 

Ed ora la musica. Vampyre è un disco che cresce ascolto dopo ascolto. Inizialmente queste dolenti cantiche sembrano seguire la stessa traccia, anche nel loro sviluppo, essendo le variazioni di percorso assai circoscritte (la coppia iniziale “Cain” e ”Purity”, la seconda sorella della traccia che la precede). E’ indubbio però che il quartetto si è ben organizzato, e la lunga distanza non lo mette a disagio, tutt’altro, riservando essi ottime canzoni come la title-track e “Mastermind” alla seconda parte del lavoro. Concedendosi pure velate allusioni alla Siouxsie più incline alla leggiadria (“Midnight massacre”) intesa sempre entro i limiti del genere, e sorprendendoci con la compostezza severa di “Mortal”, marcia funerea che s’insinua tra le pieghe d’una coscienza macilenta. La stessa penna della citata opener “Cain” (debitrice di certa scuola teutonica), della teatrale “Maker”, ove Rebekah si concede slanci lirici, e della svenevole “Enthralled” (che vi conquisterà se apprezzate i figliastri di Almond) le ha composte, urge un ripasso della loro discografia, chissà che non ci riservi ulteriori perle nascoste.  

 

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