Ci hanno fatto aspettare un bel po’ ma infine sono tornati: Antonio Torino, Davide Valecchi e Lorenzo Petti, ovvero i Video Diva, pubblicano in questi giorni il nuovo lavoro OXI e ci dimostrano di avere sempre tanto da dire. Apprendiamo che il titolo dell’album proviene dal greco όχι (=no): il rifiuto presuppone una serie di prese di posizione esplicite e tutte orientate nella stessa direzione, affermazioni coraggiose nate da una convinzione fondata e incrollabile che, proprio in questo periodo nero, assume un valore anche maggiore. L’impegnativo abbinamento fra deciso e solido stile postpunk e testi importanti produce qui i suoi frutti più maturi: sul piano musicale la chitarra di Valecchi in grande spolvero, conferisce appunto il carattere e lo spessore che sono da sempre il marchio di Video Diva, mentre il basso ne definisce colori e stati d’animo, intimamente e convintamente dark; le parole di Lorenzo vanno ascoltate punto e basta. Rispetto al precedente (s)àcrata troviamo qui ospiti di prestigio, tra i quali menzioniamo i mitici Nicola Vannini e Mara Redeghieri: l’impronta resta comunque la stessa, in quanto la musica dei Video Diva ha una qualità fondamentale, cioè è sempre riconoscibile. Si parte con “Vie Traverse” e l’esordio oscuro è poi ribadito anche dalla chitarra insolitamente ‘muscolosa’ oltre che dalle energiche – quanto ermetiche – liriche. Subito dopo, in “Rimane Niente” la chitarra entra subito in ‘argomento’ con note accattivanti e drammatiche al tempo stesso, in perfetta armonia con il testo sferzante e la ritmica sostenuta; segue l’unica, sorprendente, cover del disco, “Brigante Se More”, che qualcuno ricorderà da Eugenio Bennato: un classico della tradizione popolare che i nostri trasformano in una ballata dark tormentata e grave, articolata da una chitarra dolorosa e arricchita, come si diceva, dal contributo vocale di Mara Redeghieri. Particolarmente riuscita, quindi, la combinazione di chitarra e tessitura elettronica in “Passato Remoto”, ove si apprezza una delle migliori prestazioni del vocalist Lorenzo, mentre “Ntol Battatale” propone di nuovo un incipit cupissimo per introdurre un breve parlato di grande sostanza prima di lasciare la parola alla chitarra e “Un Trasformista”, uno degli episodi più emozionanti, racconta molte cose, ancora una volta con la forza della chitarra e dei versi; dopo la solennità vagamente ‘gotica’ di “Preghiera d’Ottobre”, la tenebrosa “Futile Vento” e “La Vie Est Noire”, con note vigorose di chitarra, concludono in suggestione assoluta un album che conferma la validità di un progetto italiano, anzi, toscano di cui possiamo essere orgogliosi.