Vanta una discografia impressionante, Bruno Masulli, essendo associabile il suo nome ad almeno cinque progetti ricadenti nell’ambito assai vasto dell’heavy metal, nei quali si applica con una dedizione totale. Per quanto riguarda la nostra rivista, due sono i complessi sui quali abbiamo concentrato la nostra attenzione, In Aevum Agere ed Et Signvm Erat, entrambi devoti al doom più autarchico ed epico. Approfondiamo con l’Autore i molteplici aspetti del suo impegno artistico. 

 

– Sei titolare di un numero di uscite delle quali è difficile anche tener conto. Quale è l’impulso, quale è l’urgenza che ti induce ad una attività così frenetica? Riesci a mantenere la concentrazione necessaria? 

– Guarda, ti sembrerà paradossale, è passato del tempo dai miei esordi ma, per indole, mi sembra sempre di far poco. Sono soltanto una persona che si appassiona a quello che fa, e quando oltre a questo si aggiungono continuità e testardaggine ne viene fuori una miscela perfetta per raggiungere delle mire. Tutto ciò poi genera esperienza, elemento inestimabile imprescindibile.  

 

  – Perché hai scelto come veicolo d’espressione l’heavy metal? A quando risale il primo approccio al genere, quali sono i tuoi gruppi ed i tuoi dischi “formativi”? 

– Mah, scelto! Circa il genere che suono, almeno per quel che mi riguarda, faccio semplicemente ciò che l’istinto mi porta ad eseguire.  Per quanto concerne il background, posso dirti che ero molto piccolo quando udii il suono di una chitarra distorta ed essa mi rapì del tutto! Ero appena undicenne, adoravo la musica tutta ma mi avvicinai da fanciullo all’hard rock e via via negli anni ho scoperto infinite forme di rock e di metal prediligendo il thrash metal, il death metal dei bei tempi che furono, il power metal di stampo americano anche se mi interessava ogni espressione e linguaggio del metal e scoprii poi il doom con i Candlemass e l’attrazione per questo genere fu quasi immediata e si aggiunse a tutti gli altri stili di cui ero e sono appassionato. 

 

– Potresti descriverci brevemente le caratteristiche salienti dei gruppi hai quali hai dato origine? 

– Ognuno ha delle peculiarità singolari, taluni sono delle vere e proprie band, altri solo progetti in studio, la caratteristica che hanno in comune è che nascono spontaneamente, ho svariate fonti di ispirazione, mi piacciono tanti generi, e ho anche molti altri progetti ancora archiviati. Nulla è studiato a tavolino e mi lascio trascinare semplicemente dall’ispirazione. 

– In Aevum Agere ed Et Signvm Erat sono le sigle che più aderiscono ai temi trattati dalla nostra rivista, ma non mancano riferimenti al genere in Power Beyond ed I Miti Eterni. Un’analisi frettolosa circoscrive i primi due all’ambito doom, ma è evidente che trattasi di esposizioni ben distinte, nei temi trattati e pure nello stile espositivo. Quali sono i punti di contatto e, di conseguenza, in cosa differiscono IAA ed ESE? 

– Ma guarda, dopo la pubblicazione di “From the depth of soul” ed il suo enorme ed inaspettato riscontro positivo, ebbi modo di scrivere nuovi brani per un side project dalle venature doom metal, una band “di riserva” che ebbe anche un inizio ma che poi fu improvvisamente messa da parte. Ripresi il progetto dopo anni, realizzando nuovi brani e pubblicando un ep d’esordio. Le differenze sono evidenti, gli IAA sono oramai una band avviata e che ha il suo più che dignitoso seguito, gli ESE sono un progetto ancora embrionale che non ho avuto ancora modo di sviluppare del tutto, le tematiche si differenziano solo dal filone dantesco che ho intrapreso poi con gli In Aevum Agere ma a parte Dante, i testi hanno comunque uno stile analogo con riferimenti meramente esistenziali.  

 

– Sei Napoletano, figlio di una città magnifica ove letteralmente si inspira un senso profondo di spiritualità che troppo spesso viene scambiata per semplice superstizione. Quanto Napoli incide nella tua formazione artistica, e quanto nella tua opera? 

– Bellissima domanda. Diciamo che la storia, le leggende antiche che si perdono nella notte dei tempi e che si tingono spesso e volentieri di mistero sono fonti di ispirazione incommensurabili. Questo sotto il profilo culturale, per quanto riguarda quello musicale, benché io non proponga un genere puramente di fattura partenopea, devo dire che alcune sonorità o sfumature mediterranee sono incastonate nelle mie radici.  

 

– Ne I Miti Eterni sono la Storia antica e l’Epica a costituire il tema principale: sei un appassionato di vicende che hanno riguardato la tua terra, che hai voluto così omaggiare? 

– Quando pensai a I Miti Eterni mi proiettai verso la ricerca di miti, storia e leggende nella mia terra. Oltre alla letteratura classica e alle opere omeriche, mi si presentò un immenso mondo di storia e di leggende che non aveva nulla da invidiare ad altre narrazioni fantastiche e storiche d’altri paesi, e fu lì che per creare della musica ispirandomi alla storia antica di Napoli coniai un mio nuovo stile, alternando italiano inglese ed altri idiomi col solo scopo di internazionalizzare il più il possibile il mio messaggio, che era soltanto quello della condivisione e non dell’esaltazione. E’ uno slogan che foggiai a suo tempo e che mi porto dietro in concomitanza all’uscita di “Historia Cumae” e credo che renda bene l’idea. 

 

– Con In Aevum Agere (su “Canto III” ed “Emperor of Hell –Canto XXXIV” hai tratto ispirazione da Dante, cosa di Esso e della Divina Commedia ha costituito materia e motivazione per questo tuo approfondimento, che hai voluto mettere in comune con i tuoi ascoltatori? 

– Non c’è una ragione precisa, la Divina Commedia faceva semplicemente parte del mio bagaglio culturale. Sapevo che il passo era molto impegnativo e mi inoltrai nella lettura e nello studio in tutto e per tutto, dalla struttura dell’opera, a minuziose ricerche che mi hanno portato ad un lavoro lento e scrupoloso.  

 

– Anche la componente grafica vanta una precipua importanza: ogni tua opera, ciascuna copertina mostrano una cura, anche per i dettagli, non comune. 

– Mi affido, come credo tutti lo facciano, a persone che sanno il fatto loro in quanto a rappresentazioni grafiche. Disegnatori con una grande esperienza e che a loro volta sono molto ispirati. Ricevono da me soltanto alcune indicazioni, giusto per capire il concetto e realizzano degli artwork sempre molto interessanti. A questo proposito voglio citare Felice Savarese, eccellente disegnatore, nonché batterista degli Evil Never Dies, (thrash metal band napoletana), che ha curato l’artwork sia di “Canto III” che di “Emperor Of Hell – Canto XXXIV”, designer anche della copertina dell’ep “Timeless Time” dei Power Beyond  e che si occuperà anche dell’artwork del prossimo lavoro degli In Aevum Agere, che chiuderà l’ambito “infernale” della commedia.  

 

– Sovente agisci in proprio, preferendo applicarti a tutti gli strumenti ed al canto. Quale è la tua formazione, studi accademici ovvero autodidatta? Nella scelta dei collaboratori, quali sono le caratteristiche che essi devono possedere? 

– A parte un anno di studi di chitarra classica, la mia formazione è prettamente da autodidatta. Fin quando ho potuto contare su line-up stabili, oltre alle composizioni mi limitavo a occuparmi delle chitarre e della voce. Ciò accadeva anche prima in modo più sporadico ma negli anni, quando i progetti hanno assunto più i connotati di one man band o di gruppi composti principalmente da membri esterni o che collaboravano prettamente dal vivo, in studio ho imparato a cavarmela da solo o a fare affidamento su musicisti disponibili o ex membri che collaborano volentieri alle registrazioni di un disco di questo o di quel progetto.  

– Ti sei “servito” di etichette discografiche ma sei ricorso pure all’autoproduzione/auto distribuzione. Esperienze, vantaggi e svantaggi di entrambe. 

– Indubbiamente l’etichetta è un marchio di riferimento, una garanzia in più per poter lanciare il tuo disco sul mercato. Opto per le auto-produzioni (la maggior parte delle volte si tratta di EP) quando l’etichetta mostra disinteresse per tale proposta. Io invece credo che un ep, a parte fare discografia, sia importante come anteprima, come un singolo del resto, una demo o una qualsiasi preproduzione, in attesa di un full length. Gli ovvi svantaggi di una auto-produzione sono il raddoppiarsi delle spese e magari non hai quella visibilità che un’etichetta ti procura con i suoi canali ma ripeto, il mercato musicale ha tante sfaccettature e per il sottoscritto fare musica non significa dipendere necessariamente da una label.  

 

– Quali sono i gruppi ed i dischi che hanno ottenuto maggior riscontro? Hai ricevuto attenzione anche dall’estero? Quali sono gli attestati (anche scritti) dei quali nutri i ricordi più cari? 

– Un po’ tutti i dischi realizzati con le varie band e progetti, chi più e chi meno, hanno avuto il loro seguito e una serie di gratificazioni ed apprezzamenti, così anche per gli In Aevum Agere, è chiaro che il ricordo più intenso e vivo mi rimanda alla pubblicazione di “From the depth of soul”. Quello che doveva essere soltanto un ep (o demo qual dir si voglia) di poche copie ebbe un esito talmente positivo nell’underground che spesso quasi non credevo a ciò che leggevo, tra recensioni straordinarie e richieste di copie della demo da ogni parte del globo e proposte discografiche. Fu un bel periodo e rappresenta un po’ il simbolo di tutte le produzioni successive. 

 

– Hai avuto modo di esibirti dal vivo, e più frequentemente con quali delle sigle che promuovi? 

– In questi ultimi anni gli In Aevum Agere sono la band con la quale certamente suono più dal vivo. 

 

– Siamo in chiusura, una domanda che ci riguarda: consideri più affidabile, più “importante” una recensione, un articolo di una rivista “ufficiale” ovvero di una fanzine (nome ormai desueto, me ne rendo conto)? Quanto “pesa” una critica ben articolata e motivata, e quanto un apprezzamento evidentemente “farisaico”? 

– Io credo che qualsiasi fonte da cui attingere informazioni, opinioni, frasi di stima e/o critiche sia utile e affidabile, basta che tali analisi o notizie siano redatte da persone serie e preparate. Ma di addetti ai lavori seri ed appassionati ce ne sono. 

  

– Ed ultimo quesito: cos’è e cosa rappresenta per te il doom? 

– Un genere nel quale mi avvicinai con gran passione grazie ai Candlemass ed al quale, al di là delle influenze, cerco di dare un mio tocco personale.  

https://metalonmetalrecords.bandcamp.com/album/in-aevum-agere-emperor-of-hell-canto-xxxiv

https://etsignvmerat.bandcamp.com