Art-Wave è il ‘Movimento che esprime la necessità di una nuova sintesi contemporanea di diverse espressioni artistiche nel rispetto, non dogmatico, dei canoni da cui hanno avuto origine. Il comune denominatore è la ricerca e l’espressione di una nuova forma di Bellezza non convenzionale che esprima lo Spirito del Profondo della nostra epoca, anche se in antitesi con lo Spirito del Tempo.’

La nuova visione in musica e parole del secondo atto della trilogia delle ‘Canzoni’ de L.G.O. nasce ufficialmente a fine Marzo 2022 dopo i mesi di gestazione preceduti e introdotti dal preludio sull’EP Oltre pubblicato ad ottobre 2021.

Nell’epoca della musica consumata “dal tubo” su casse in-dedicate ho avuto il privilegio di ascoltare l’anteprima del cd accompagnata dalle immagini che ne hanno cominciato già ad affiancare la parte visiva. E su casse più che dedicate ci si è ritrovati con le persone che avevano deciso di condividere quella curiosità per il nuovo lavoro con gli stessi membri del gruppo. Riascoltandoli adesso su Bandcamp in attesa di fare una passeggiata virtuale da Audioglobe o in qualche altro negozio di dischi fisico da loro rifornito le impressioni sono le stesse.

Non conoscevo i titoli delle canzoni mentre le immagini scorrevano e si sovrapponevano alla musica, ma ricordo benissimo le suggestioni decadenti della prima traccia dopo la dichiarazione di intenti dell’ “Antro”… ‘Perduta è la bellezza, umiliata, violata. Resta una stanza vuota. Resta il silenzio’. “The Meeting Room” è quella che con le sue suggestioni ancestrali degne della migliore psichedelia elettronica sarà ricordata nel fumo del ghiaccio secco nell’oscurità intermittente dei neon delle discoteche. Il tocco di Cristiano Santini dei Dish-Is-Nein (e prima ancora nei controversi Disciplinatha) si fa sentire a dovere. Sempre sua è la produzione artistica nel Morphing Studio di Bologna e l’uscita per la sua etichetta, Black Fading Records, oltre che il contributo non indifferente alle chitarre elettriche e alle tastiere.

“L’Ultimo Sipario”, con il ritmo più pacato, segue magistralmente sullo stesso tono. Il solo di chitarra che sembrava sfuggito alle dita di Steve Vai sull’album dei P.I.L. e quella ritmica piena di dinamica che accompagnava la colonna sonora della seconda metà del video è sempre lì. Dan Mongrain dei Voivod hanno suggerito gli amici seduti accanto a me. Però…

Il paesaggio onirico di “Landscapes (Reanimated)” dipinge uno sprazzo di luce su una tela surrealista e industriale. ‘Taste the beauty fallen from the grace’… i Joy Division e i Cocteau Twins sommati ai Klinik e ai Massive Attack non potevano suonare meglio.

“Fall Apart” cantata in italiano è forse una della migliori cover che solo la revisione dal vivo in Jugoslavia degli stessi Death In June riesce ad eguagliare per immensità. ‘Se mi sveglio dai miei sogni cadrò nei pascoli celesti? Risveglierò l’oscurità? … Se mi sveglio dai miei sogni scopriremo forse il vuoto? Romperemo il silenzio che fermerà i nostri cuori?’ Grideremo insieme.’ Ma già nel precedente lavoro (uscito in ritardo causa pandemia maggiore) avevano mostrato la bravura nelle loro reinterpretazioni su “Waiting For The Dawn/Aspettando L’Alba”. L’originale è sempre stato uno di quei pezzi che continuo ad apprezzare. E questa è una di quelle rare versioni con gli attributi, in cui melodie del passato e suoni elettronici del presente si fondono in un capolavoro moderno. E il resto dell’EP non è da meno naturalmente… ‘Un viaggio attraverso quattro stazioni dell’Anima, “oltre” i confini di ciò che resta della notte, in attesa dell’alba.’

“Prima Del Diluvio” con il contributo di Andrea Chimenti alla voce per molti è già quel capitolo a parte che si innalza ancora di più tra le atmosfere colte della musica de L.G.O.. … ‘Il ricordo dei giorni passati è polvere… Le cattedrali di nero cemento disegnano ombre che piangono cenere.’

“La Figlia di Iorio”, la canzone della strega, è forse la mia preferita per quelle atmosfere contaminate dalla musica leggera d’autore e il suo incalzare medievale. De André e Branduardi rivisitati da David Tibet e Douglas Pearce dovrebbero rendere abbastanza bene l’idea… ‘E non ci furono più né sguardi né voci quando il buio scese feroce tra le ombre trasformate in pietra mentre le sue ceneri brillavano libere trasportate nel vento tra le case di paglia e fango’.

La darkwave con quel ritmo che trasporta l’ascoltatore sulla sua melodia ipnotica si tinge di grigio su “L’Eterno Era Notte”. Il ‘funky drummer’ di James Brown sarebbe stato fiero dell’eredità che ha lasciato… ‘il tempo non ha età’ recita il testo, ma è sulla parte finale dove arrivano gli echi ormai lontani dei C.S.I. che la musica raggiunge il suo apice… ‘Solo rovine sepolte dal vento. Fango e detriti di fasti perduti. Bestie affamate ora regnano scarne su ciò che un tempo chiamavi vittoria.’ Un altro piccolo gioiello.

I fantasmi di David Sylvian aprono alle dissonanze avant-garde di “Mishima”… ‘Ascolto il silenzio e aspetto il momento. La mente è lontana e vaga nel vento. Un uomo è da solo, abbraccia la sorte. Nell’atto d’amore si compie la morte.’ I versi di Yukio Mishima chiudono in bellezza sui tappeti di controtempi degni del miglior solo su The Song Remains The Same dei Led Zeppellin. Kota nell’ultima incarnazione dei Christian Death recita la parte in lingua giapponese.

La poesia delle liriche per chiudere questo nuovo viaggio è affidata all’incedere elettronico e marziale di “R/ESistere”… ‘Esiste un tempo nuovo nei luoghi senza tempo che vibra di dolore per nascere dal fango. Esistere è resistere e questo già lo sai. Esistere è ricordo… e questo non lo sai.’

I riferimenti alla musica su cui siamo cresciuti sono tutti qui, sapientemente missati e mescolati con quello che abbiamo imparato ad ascoltare dopo. Il vocabolario dei riferimenti serve solo a descrivere uno dei gruppi ‘europei’ che meglio riesce ad incarnare questo nuovo millennio come le parole servono a descrivere quello che cerchiamo di comunicare. Il disco rappresenta l’alchimia delle parole giuste al momento adatto. ‘La morte non è nel non poter comunicare ma nel non poter più essere compresi’ recitava Pier Paolo Pasolini, e questo disco è la vita che danza.

‘Se Canzoni per Tramonti e Albe – al Crepuscolo dell’Occidente era immagine malinconica e disorientata che rifletteva sul crollo del sistema di valori dell’occidente, questo nuovo racconto di parole e musica rappresenta ciò che La Grazia Obliqua è oggi: icona di questi tempi di caos, nata dalla crasi fra il “qui ed ora” e “l’eterno ritorno”, un Io che osserva inerte le proprie certezze che si frantumano e volge lo sguardo alla propria essenza, effige di luci e ombre.’… ‘La forma canzone ancora resiste, ma migra verso nuovi percorsi per esprimere visioni poetiche e laceranti necessità ancora senza un volto… Il corvo cede il passo al cigno… in attesa della fenice’.

Nelle parole di LOUDD: “La Grazia Obliqua, sfugge a strette classificazioni di genere, con un esordio che oscilla tra suggestioni trasversali anche apparentemente distanti tra loro” E in quelle di Aldo Chimenti su Rockerilla. “…opus lirico forgiato nel fuoco del sentimento che strazia l’Anima.”

Nove tele musicali di art-wave colta dipinte nella città Eterna da Alessandro Bellotta, voce e chitarra acustica, Alessandra Trinity Bersiani, tastiere, voce e flauto, Massimo Bandiera al basso, e Valerio Michetti alla batteria.

Un altro di quei dischi che rimarrà ben “Oltre” il secondo millennio… Per chi saprà ascoltare.


MANIFESTO L.G.O.

“Oggi più che mai necessario, L’Arte è libera. Sempre. E non ha bandiere né padroni.
L’Arte per La Grazia Obliqua deve disorientare, frantumare, spezzare, aprire, scuotere, divorare, devastare. Deve essere arrogante e sfacciata. Deve farsi odiare perché mette alla prova le rassicuranti certezze. Deve farsi amare con ardore perché apre alla possibilità della Bellezza resa muta dalla volgarità del conosciuto. Deve esplodere come una supernova nelle viscere ed essere tempesta nel ventre, vento che infiamma i pensieri e brezza leggera nel cuore, di quelle che fanno scivolare lacrime dolci mentre non te ne accorgi.
Lo sguardo è sull’Uomo, unico e complesso, incrocio di laceranti tensioni creative tra spirito e carne, ragione e sentimento, eros e thanatos, natura e cultura.
Questo è Il Manifesto dell’Uomo che vuole essere ancora Umano.
L’Umano È Obliquo ed ostinatamente in cerca di Grazia.
ESISTERE È R/ESistere!