A distanza di circa cinque anni dal precedente Oceans, è recentemente uscito il nuovo lavoro di Principe Valiente intitolato Barricades. Nonostante il tempo trascorso, gli svedesi non hanno apportato variazioni alle scelte stilistiche che ci avevano in precedenza fatto conoscere: Barricades resta saldamente ancorato al sound ’80 in tutte le sue sfaccettature, il mood appare generalmente malinconico, talvolta con picchi drammatici ma non senza passaggi eterei o ‘dreamy’; il frontman Fernando Honorato utilizza la voce con disinvoltura e mestiere. A quanto si è letto, la maggioranza dei brani sarebbe nata durante la pandemia, costringendo i nostri a registrare separatamente le parti strumentali che sono state poi assemblate: ecco la ragione per cui, nelle dieci tracce, la personalità dei singoli pare evidenziarsi con più autonomia e padronanza rispetto alla sala di registrazione. L’opener è la title track, tipico pezzo caratterizzato da suoni new wave garbati e sognanti, la cui ‘ossatura’ ritmica è comunque di grande incisività. Subito dopo, “So Much More” ha un’impostazione più energica e si allinea alla ormai diffusa formula postpunk revival con risultati apprezzabili, mentre “Porcelain”, uscita anche come singolo, è uno degli episodi più belli: il contrasto fra basso potente e delicate note di chitarra, abbinato all’armonioso tessuto ‘sintetico’ e al seducente gioco di voci, risulta infatti davvero suggestivo. Troviamo quindi “I Am You”, che torna a incalzanti sonorità postpunk per confluire poi in una chiusa delle più vigorose. L’ispirazione new wave si ritrova in “Tears In Different Colors”, ove le tinte si schiariscono, tendendo piuttosto ad una malinconia tenue e accattivante che si trasforma in un mood molto più cupo in “When We Can’t Let Go” – di nuovo una grande prova di basso e chitarra – e in “Never Change”, che si avvale di una delle migliori prestazioni del frontman Honorato; “The Beating Of Your Heart” si cimenta cra una volta in sonorità eteree e sognanti, accompagnate dal canto tipicamente ‘romanticheggiante’. Infine “The Impossibles”, dal basso rimbombante e l’andamento vivace, e “This Buried Love”, con la grinta postpunk ‘sorretta’ da una ritmica briosa, concludono degnamente un altro disco di livello più che buono.