L’apertura affidata alla veemente title-track (già rilasciata nel novembre 2020 con il featuring di Shir-Ran Yinon al violino) introduce un disco che rappresenta un passaggio fondamentale per quella che, non esito a ribadire, rappresenta una delle migliori espressioni del death-rock. Concretizzando un passo fondamentale verso la tanto auspicata acquisizione della maturità del genere, affiancando la loro esperienza a quella del super-gruppo dei The Eden House, anche se gli inglesi (con vocazione internazionale) certamente possono contare su una dote di disponibilità ben maggiori, oltre ad esibire una autocompiacente leziosità che sicuramente deriva dal peso dei nomi che portano. E’ indubbio però che i nostri nulla devono temere al confronto, forti di una carriera consolidata che li ha visti calcare con successo anche i palchi americani. 

Mission:Create non è un disco immediato, le epiche cavalcate lasciano ampio spazio a canzoni complesse, raccolte, specchio di anime che non sono rimaste indifferenti a ciò che accadeva intorno a loro. E’ proprio “Lockdown”, preceduta dalla scattante “Sanctu”, ad offrirci una chiave di lettura credibile: esprime un reale sentimento di disagio, di malessere, di paura.  

Ed ecco l’elemento che più caratterizza l’opera: Rosetta Garrì esibisce una vocalità densa, interpretando il senso di impotenza, di disagio incommensurabili che Mission: Create incorpora. E svolge il suo fondamentale compito magnificamente, sapendo di poter contare su un chitarrista raffinato come Dario Passamonti, con il quale condivide non solo l’Arte; e non solo, anche su Alessio Santoni, batterista che infonde ad ogni traccia il suo stile personale, su Emilio Torella e su Greg Scott Cruz, le tastiere del quale impreziosiscono un altro episodio cardine, l’elaborata “The Kuiper belt” (la fascia di Kuiper). Ma non mancano riferimenti, ovvi e necessari ai fini del costrutto narrativo dei nostri, alla tradizione del genere, come la classica “Close your eyes” ed “Eternal youth” che rimanda a Death Cult ed a Sex Gang Children, mentre “Heroes anymore” consente ai nostri di esercitare ancora una volta i loro talenti. Poco meno di quattro minuti per una traccia che è fin da ora una delle mie preferite. 

La produzione di Andrea Palumbo si mostra perfettamente aderente all’indole del complesso, l’artwork (I Pittori Alchimisti, Lamberto Bracaglia) aggancia Mission: Create ai capitoli che lo hanno preceduto, risalendo al passato fino agli Spiritual Bats: e quanto sia importante la tradizione in ambito death-rock/goth-rock non devo ribadirlo io.