Una pausa lunga e un rientro in grande stile: nel caso di Winter Severity Index, progetto delle romane Simona Ferrucci e Alessandra Romeo, il tempo sembra aver maturato e portato alla luce una bellezza che si percepiva, ma ora è compiutamente sbocciata. Alla loro uscita, avevamo naturalmente elogiato i precedenti Human Taxonomy e Slanting Ray, ma il nuovo Disgelo è un album entusiasmante, che restituisce al genere darkwave un valore e un’originalità che in effetti non si vedeva da tanto. Perché Disgelo è proprio diverso dai dischi passati, senza che tuttavia si discosti da un’ispirazione da sempre presente, densa di sentimenti oscuri, paesaggi freddi, paura e consapevolezza di quanto c’è di misterioso e amaro, ma anche dolce, in ognuno di noi. In Disgelo c’è meno chitarra e più synth, le melodie hanno spesso un sentore romantico ma non manca la ritmica vivace e non è mai fuori posto; la voce acquista un rilievo nuovo pur accentuando le distanze. Ma vediamo: l’opener “Solar Cycle 25” apre uno scenario ‘futuribile’, scandito da una ritmica ossessiva mentre il canto pare provenire da lontananze siderali: un esordio di estrema classe. Guarda palesemente a orizzonti assai più vasti la successiva “State Of Matter” le cu sonorità si sviluppano in un crescendo emozionante, risultando più ricche e composite – vi si apprezzano anche delicatissime note di chitarra che aggiungono un tocco nostalgico a un contesto già malinconico e introspettivo – mentre “Fernweh” è episodio incomparabile, ove il cupissimo mood si stempera in tonalità canore di inatteso intimismo e il synth, mai monocorde, rilascia pennellate di oscura iridescenza; “The Tide” regala una pregevole melodia ‘lunare’ addolcita da una chitarra sognante. Ma non si può ignorare la seguente “Golden Age/Labyrinth Of Memories” che, dopo le ‘cosmiche’ note iniziali si inoltra su percorsi ‘alieni’ caratterizzati da ritmi molto inquietanti: lo scenario è, ancora una volta, elaborato e vario, dominato da una magica, indescrivibile armonia. Quindi, bypassata una delle tracce più tenebrose, “Cause and Effect”, in cui il canto di Ferrucci appare perfino più freddo e straniante, “Another Woman”, in un nuovo crescendo pieno di inquietudine, propone suoni più duri e una ritmica sostenuta, forse l’unico contesto realmente adatto al dancefloor, per chiudere in bellezza con la pura poesia di “Un Roseau Pensant”, con il suo inizio minimale e toccante grazie a un ‘antico’ piano e alla forza delle parole di Pascal pronunciate con reverenza, prima che la prospettiva svolti verso derive imprecisate e inafferrabili e porti questo disco straordinario a un finale glorioso.