Che bel titolo, questo del quinto albo di Martyn Bates ed Alan Trench/Twelve Thousand Days, ancora una volta patrocinato dalla Final Muzik. Ed ho ancora ben presente le parole, l’emozione con la quale Gianfranco Santoro mi rivelava quanto importante per lui sia produrre un Artista che stima fin dalla gioventù, uno dei contitolari di Eyeless In Gaza, elemento “formativo” che certo ha ispirato non solo nello stile tanti discepoli come lui. 

Non tornerò sull’etica che informa l’operato dell’etichetta, necessario fissare fin da subito un punto importante: pochi oggidì offrono alla Musica un approdo così appassionato e dedicato. Non possiamo prescidere da questo. 

Fra le dieci cantiche che compongono la scaletta di The birds sing as bells spicca una delle prime che Bates e Trench co-firmarono, “The Knights of December” (mese di uscita del disco), la quale evidenzia il cantato appassionato e naturale che scivola via su un tappeto di foglie inumidite dalla nebbia che cala sulla campagna con il suo sudario freddo, e la rielaborazione di due tradizionali, “The cruel brother” e “Two ravens”, significativi slanci poetici assolutamente britannici nel loro composto incedere.  

Bates e Trench rendono queste melodie aliene alla prova del Tempo, sospendendole in una dimensione che non appartiene al quotidiano “Taile of a charme”). Uno di quei dischi (la confezione in cartoncino esalta una rara eleganza) che rimarranno cari a coloro che se ne approprieranno, che proveranno il piacere di far scorrere i polpastrelli sulla superficie liscia della copertina. Con la “Winter suite” a chiudere, annunziando la stagione del freddo e del buio. Del raccoglimento, del piacere di stare soli con sé stessi. Le note di chitarra che si sparpagliano nella stanza, ambient rarefatta e voce che par recitare una prece. Donandoci fuggevole calore che ristora il corpo provato.  

Artisti unici. 

 

 

 

Per informazioni: http://www.finalmuzik.com
Web: https://finalmuzik.bandcamp.com/album/the-birds-sing-as-bells