Progetto dai connotati marcatamente occulti questo degli Mater A Clivis Imperat. Nati nel 2008 grazie a Samael Von Martin (Evol, Death Dies) alle chitarre e Natalija Branko alle tastiere, il gruppo ha perseguito un percorso musicale e filosofico che lo ha portato verso un’estetica musicale oscura che ha sicuramente molto in comune con la tradizione musicale e cinematografica italiana degli anni ‘70. Inizialmente volevano fare una colonna sonora delle poesie di Marta Telatin, poetessa e cartomante ma poi l’idea non andò in porto. Dopo l’incontro con Isabella (membro della band punk-rock padovana Deusdiva) Samael mette maggiormente a fuoco gli intenti degli Mater A Clivis Imperat coinvolgendo anche Alessio Saglia, talentuoso tastierista milanese ed Elisa Di Marte, noto soprano padovano. Nel frattempo il suo interesse per l‘esoterismo viene approfondito attraverso la lettura de i “Racconti del Filò” (racconti di mistero e esoterismo dei Colli Euganei) e il mondo occulto locale veneto con le sue ville abbandonate (in particolare di Padova). Il retroterra culturale musicale è invece quello tipico del periodo dei primi anni ‘70 di gruppi come di hard-rock come Uriah Heep e Black Sabbath ma, come emerge nel loro album di esordio Atrox Locus, si avverte anche l’influenza del prog occulto degli Jacula, dei Devil Doll e delle colonne sonore di Fabio Frizzi. La scelta di cantare in latino non può non far sorgere il paragone con gli Jacula. Si tratta di un disco che va gustato e assaporato con calma mentre magari si legge un libro di magia, i racconti di Edgar Allan Poe o di Lovecraft. Tramite l’ascolto ci si avvicina ad una dimensione preternaturale. Devo dire che la voce operistica del soprano Elisa Di Marte, i canti gregoriani, il suono di un pianoforte spettrale e un’attitudine genuinamente esoterica conferiscono a questo lavoro un’atmosfera unica. Momenti più pacati (l’iniziale “Coemeterium”, con un bell’organo in evidenza con in sottofondo i canti dei lupi mannari, “Padova occulta”, “Homo Intimae Pauper”) si alternano ad altri più concitati come in “Witchcraft” (una traccia che sembra uscire da Zora degli Antonius Rex) e in “Atrox Locus”, impreziosita dai canti gregoriani. Durante l’ascolto traspare un’ispirazione costante e una passione sincera per certe tematiche. Alla fine ho avuto la sensazione di ascoltare un album dello stesso livello di Tardo Pede In Magiam Versus degli Jacula. Caldamente consigliato a chi è in cerca di emozioni forti e di qualche brivido soprannaturale.