E’ uscito da non molto Nothing to Expect, il nuovo lavoro dei campani Stella Diana che seguiamo già da qualche anno. Divenuti ormai riferimento per il genere shoegaze in Italia, i nostri rimangono fedeli alla formula scelta da sempre, attingendo alla tradizione shoegaze e darkwave e tingendola dei colori di un’italianità che sa di bellezza e di sogni: i nove brani dell’album mostrano una maturità ormai raggiunta, una solida coscienza delle proprie potenzialità – e anche dei propri limiti, probabilmente – e infine un rinnovato gusto per la sperimentazione che rende la musica di Stella Diana decisamente riconoscibile. Ce ne accorgiamo fin dalle sonorità oniriche dell’opener “Matthew”, che oscillano fra l’immaterialità di un paesaggio ‘aereo’ e le visioni di un’intimità segreta e affascinante, mentre, subito dopo, “Sleepless Girl”, uno dei brani a mio avviso più riusciti, fra splendide note di chitarra e il canto remoto eppure intenso di Dario Torre, rivela un legame inscindibile con lo stile new wave cui lo accomuna la malinconia potente e dolorosa. Quindi “DZM”, con la chitarra sempre incisivamente al centro, alterna riff energici a momenti di evanescente leggerezza e “A New Hope”, scandita da un basso deciso, prosegue tuttavia sulla linea della leggerezza, ove il canto sembra sfumare nella nostalgia e nel ricordo. Ma in “In Abeyance” – altra traccia davvero significativa! – il basso iniziale lascia presagire tinte assai più oscure che, in effetti, coprono lo scenario di un’inattesa patina dark, lasciando comunque la chitarra libera di intonare la sua liquida melodia; poi, bypassata l’energia dal sapore rock di “Beleth”, troviamo ancora un pezzo introspettivo e malinconico, “The Distance”, delineato con abilità da basso e chitarra che, nell’ultima parte, letteralmente brilla. L’album si conclude all’insegna dello spleen con la chitarra tormentata di “Regulus” e le ombre wave di “Marianne”, attestando il livello notevole raggiunto da questa band in progress.