Sovente gli episodi cosiddetto interlocutori forniscono chiare indicazioni in merito alle genuine aspirazioni alle quali tende un Artista, liberando impulsi creativi altrimenti costretti a condividere le esigenze narrative di un album lungo. Non sempre è così, chiaramente, ma eppì (il mio riferimento è sempre “Statik Majik” dei Cathedral), singoli e split possono assolvere a questo compito liberatorio. 

Che i Bedsore concepiscano un’idea di death che vada ben oltre i pur ampi margini fissati e che abbracci pulsioni, riferimenti alieni inglobando la multiforme materia in un costrutto realmente visionario, era già chiarissimo all’epoca del debutto omonimo del 2018 ed ancor più nell’apprezzato sequel “Hypnagogic Hallucinations” del 2020, ma è indubbio che con l’estesa, elaborata, colossale traccia che li rappresenta in questo split, essi compiono un ulteriore, decisivo passo in avanti. “Shapes from beyond the veil of stars and space” è tecnica, è visione, è follia, è psychedelia applicata al death, è progressive metal spogliato della vanità che lo uccide prosciugandone l’anima più coraggiosa, è l’oscurità dello spazio che ti avvolge, che ti abbandona al dubbio, allo smarrimento. Diciassette minuti magistrali, perfetto incastro di note e di suoni. Sublime. 

I Mortal Incarnation, da Tokyo, nei quindici minuti scarsi di “In the perpetual torment of recurrence” applicano alla materia death elementi che in essa trovano punti in comune (le scorie ultra-doom), e condividono con i Bedsore l’approccio visionario al genere. Ecco che la suite, nel suo disciplinato incedere, s’apre ad improvvise quanto affascinanti soluzioni melodiche, spezzando la sensazione di monolitica malignità che pervade il brano. Osano in misura minore rispetto ai loro colleghi italiani, ma il risultato è parimenti rilevante.  

Disponibile in formato cd, digitale e cassetta. 

Clash of the (cosmic) Titans. 

 

 

Per informazioni: http://www.metaversuspr.it
Web: https://bedsoredeath.bandcamp.com https://mortalincarnation.bandcamp.com