La collaborazione transoceanica si consolida attorno al quintetto Tramel/Rippin/Hanna/Olsson/Kappeler, rilasciando il tanto agognato primo disco lungo, passaggio ovvio affatto scontato. Fedele alle attese Two worlds collide consta di dieci tracce afferenti al più cristallino classic-goth-rock, prodotto che pare confezionato ad hoc per la soddisfazione degli esigenti gusti dei gothic-rockers di mezza età. E così è infatti, mica è un difetto, tutt’altro si rivela come un punto di forza, solo chi con certe sonorità è stato educato può apprezzare le due tracce iniziali, due potenti inni quali “Divide and conquer” (quello che il disco farà nei confronti dei pavidi critici) e “Black veil”, affidando a “Tightrope” il compito di liberare l’afflato epico che è nelle corde (vocali) di Rod Hanna.  

Brani perfetti nella loro algida appartenenza al credo gothic-rock, che gli OBB alimentano ricorrendo al mestiere, ma pure al qualità tecniche indubitabili, ci si concentri sul percussionismo esemplare di Rippin, il quale non lo scopriamo di certo oggi, e sugli intrecci perfetti delle due chitarre, un tessuto opulente punteggiato dal basso di Tremel e trasformato in sfarzoso abito dalle sapienti mani dello stesso Rippin, che di Two worlds collide è pure accreditato come produttore, e di Gordon Young alla masterizzazione.  

E da consumati compositori, sanno quando è il momento di rallentare e raccogliere le idee, risolvendo con “Flicke”, invero un po’ ordinaria, il compito-ballatona. Il vocione di Hanna si trova più a suo agio nei passaggi declamatori, ma anche sui ritmi blandi impone la sua esperienza, ben coadiuvato dai colleghi, i quali si lanciano in piacevoli divagazioni melodiche. Episodio che apre alla seconda parte dell’albo, caratterizzata da un altro anthem quale “The grand leveller” dallo sguardo rivolto al glorioso passato del genere (l’anziano che sottoscrive vi ha riconosciuto lo spirito che innerbava “Colder than the kiss” dei The Snake Corps), ancorato alla sponda più veemente (approccio caro ai nostri amati Burning Gates, altri onorevoli difensori della fede), sei minuti e pochi secondi che costituiranno un punto di riferimento per tanti agognati allievi a venire, incastro perfetto di tecnica e cuore. Da questo punto è una marcia trionfale che consolida il loro titolo, cedendo all’auto-indulgenza e chiudendo con la title-track, lento e composto epilogo di un disco che è destinato ad assurgere a modello, una autentica chiamata alle armi per tutti i cultori del genere. Con buona pace di chi confonde il goth con latex e bpm.  

Two worlds collide è disco di gothic rock piacione che si adatta perfettamente all’ascolto da FM. Peccato che nessuno ascolti più la radio… o forse no.