Non tanto noti qui in Italia, i polacchi Düsseldorf sono tuttavia considerati in patria degli antesignani del genere EBM giacchè, in attività fin dal 1989, hanno esplorato molti aspetti dell’elettronica ispirandosi ai maestri del genere – Kraftwerk, Cabaret Voltaire, Front 242 – e, nel corso del tempo, hanno affiancato alla musica happening di vario tipo, attinenti soprattutto al mondo industriale. L’album uscito quest’anno, Amok, cui hanno lavorato Adam Radecki e Jacek Sokołowski, riprende un discorso che ha subito alcune interruzioni negli anni, ma ci parla comunque di personalità e mestiere, oltre che di volontà di spaziare in differenti ambiti con la massima libertà. Amok contiene infatti sei tracce, tutte abbastanza diverse fra loro ma in genere all’insegna di una indomabile energia; in particolare, le ultime due provengono da un’esibizione live dell’anno scorso a Varsavia. La ‘pluralità’ di ispirazione del disco emerge fin dall’opener, “Ockham’s Razor”, che si apre sotto il segno di una ritmica vagamente tribale e con una tipica impostazione ‘industriale’, con fasi ripetitive ed effetti inequivocabilmente ipnotici. Subito dopo, in “A Curse” l’andamento diviene frenetico e il ritmo incalza potente, nonostante occasionalmente non manchino rumorismi da un lato e sonorità ‘cosmiche’ dall’altro, a creare un amalgama di innegabile originalità e poi, bypassati gli scenari sospesi di “Ectoplasm” ove la parte vocale diviene un recitato da lande remote, abbiamo “Gestalt” a subissarci di rumori martellanti e suoni elettronici ossessivi che, in un certo senso, si ricollegano alla chiusa di “Power of the People”, piccolo adeguato esempio di contaminazione EBM più che accettabile. “Ostwall”, invece, uno dei brani più significativi, in oltre otto minuti di musica include visioni atmosferiche e di amplissimo respiro, influenzate palesemente dalla Kosmische Musik, nei confronti della quale vi è un debito non trascurabile, a dimostrazione del sano e proficuo eclettismo di cui si diceva.