E’ recentemente uscito il nuovo lavoro degli svedesi Then Comes Silence intitolato Hunger ed è subito ‘goth’. Fedeli a un unico stile, forti di un’esperienza che ha fruttato maturità ma non meccanico mestiere, il gruppo ha confezionato ancora una volta un prodotto qualitativamente valido, soddisfacente per amanti del genere e non. Scenari cupi ma dal suono moderno, un pizzico di contaminazione che non guasta e conferisce personalità, Hunger è un album da ascoltare con piacere, costante nel livello, e oltretutto non mancano un paio di tracce davvero ben riuscite. Ne è un esempio l’opener, “Tickets To Funerals”, un bel pezzo di rock oscuro che fa venir voglia di saltare fin dalle prime note e che, nei concerti, si suppone abbia un’ottima resa. Anche “Rise To The Bait”, forse la più orecchiabile del lotto, fa sfoggio di energia – ma non di aggressività, anzi… – mentre la seguente “Cold From Inside” sperimenta sonorità più pacate e accattivanti, nonchè pervase di malinconia; “Worm”, che esordisce in potenza, rivela poi visibili influenze postpunk che le attribuiscono una tormentata intensità. Troviamo quindi “Chain”, uscito come singolo, che coniuga impetuoso piglio postpunk nello stile dei Killing Joke e atmosfera tenebrosa al massimo grado e vede il notevole contributo di Karolina Engdahl, vocalist della band True Moon e anche la chitarra di “Weird Gets Strange” gravita con ogni evidenza in area postpunk per quanto il brano evochi più che altro i The Mission UK; “Days And Years” ci viene poi incontro, fosco e misterioso. Delle restanti tracce, bypassato l’ulteriore omaggio ai The Mission in “Blood Runs Cold”, menzioniamo la bella “Close Shot”, caratterizzata da una delle melodie più efficaci e da un’‘aura’ vagamente romantica mentre, infine, “Unknowingly Blessed” conclude all’insegna del gothic rock un album da non ignorare.