Gruppo torinese di recentissima formazione, Neroarmonico ha da poco pubblicato Giorni, neon, maschere, con cinque brani a cavallo fra uno stile cantautorale tipicamente italiano e un’ispirazione darkwave con riferimenti alla tradizione anni ’80 d’oltremanica, caratterizzati da paesaggi malinconici e crepuscolari e da testi che vale la pena ascoltare. La prima traccia “Giorni, neon, maschere” apre con note davvero tristi, prima che un drumming teso e serrato, insieme all’impeccabile basso di Gianni e, poi, la chitarra, ci mostrino questa versione piemontese del postpunk, il cui spirito appare fin da subito tormentato quanto quello degli inglesi. Segue “Dissidia”, definita da una trama elettronica assai efficace – ma anche le parole hanno il loro peso – come del resto è il caso di “L’albero di plastica”, ove il mood è decisamente desolato come ben illustrato da chitarra e tastiera oltre che dal pathos ‘sprigionato’ dal canto di Klaus. Bella anche “La mattanza”, forse l’episodio più originale, dove per la maggior parte è un significativo spoken word a essere abbinato a un accompagnamento variegato e accattivante e, infine, “Nigredo” conclude il disco in piena atmosfera postpunk dal sapore ‘vintage’: un filone che, evidentemente, non è ancora passato di moda e offre molti spunti per successivi sviluppi, come di certo anche i Neroarmonico sapranno dimostrare.