E’ uscito da qualche mese il debut album del progetto statunitense Harsh Symmetry, fondato da Julian Sharwarko, un giovanissimo musicista affascinato dalle sonorità anni ’80. Lo attesta, appunto, Display Model, con le sue otto tracce dark/minimal wave di impostazione squisitamente elettronica, caratterizzate da atmosfere malinconiche a colori tenui ma, al tempo stesso, ben definite da una ritmica vivace, talvolta ‘robusta’, che le rende adatte ai dancefloor di genere: in sostanza un ascolto lineare ma sempre piacevole per chi non ricerchi emozioni violente o l’originalità a tutti i costi; la voce suadente di Sharwarko aggiunge ulteriore qualità all’insieme. Il primo brano, “Skin”, esordisce con fredde ma raffinate sonorità ‘sintetiche’, scandite da un ritmo risoluto, e si percepisce l’ombra dei Clan of Xymox, probabilmente uno dei riferimenti più costanti nell’ispirazione di Harsh Symmetry. Suoni cadenzati quasi ossessivi aprono anche la seguente “Mirror Twin”, uscita come singolo, notevole da un lato per le tonalità garbatamente malinconiche del canto e dall’altro per un’attitudine cupa tipicamente postpunk con la presenza di una chitarra pregnante, mentre “Pugilist” privilegia un contesto sognante dominato di nuovo dalla chitarra e da una melodia assai gradevole e “Like an Opiate” ripropone l’abbinamento di ritmica tesa e note morbide di chitarra con la voce che adotta le abituali sfumature delicatamente ammiccanti. Poi, bypassati i suoni incalzanti seppur di maggior respiro della strumentale “Juniper”, troviamo “Your Eyes”, languida e leggera nell’interazione di chitarra e synth, ma con una ritmica talmente ‘muscolare’ da far pensare a influenze ‘industriali’ e “Severance” fa infine capire come il nostro conosca bene anche i Cure; la conclusiva “Nowhere” chiude in effervescente vivacità un album che omaggia con efficacia il passato regalando comunque ottimi momenti.