Il nuovo album di Thomas Jefferson Cowgill (in arte King Dude) intitolato Death chiude idealmente un ciclo (composto dai 3 precedenti capitoli “Love”, “Fear” e “Sex” ) e, a detta dello stesso artista, anche l’esistenza stessa di King Dude. Questa decisione è figlia della sua volontà di evitare “l’accartocciarsi nella ripetizione”. Se penso a quanti progetti simili hanno subito questa sorte non posso che essere d’accordo con la sua decisione. L’album prosegue la consueta poetica, caratterizzata da pulsioni decadenti e apocalittiche, che fa emergere il lato oscuro dell’America più profonda come pochi hanno saputo fare. Siamo indubbiamente di fronte ad un personaggio particolare con una sua filosofia esistenziale (si definisce un “Luciferiano”). I suoi riferimenti musicali sono sempre stati Leonard Cohen, Mark Lanegan e Johnny Cash (anche se proviene da un gruppo black-metal come i Book Of Black Heart) ma, in passato, ha suonato anche con i Death In June e, di recente, ha collaborato con i Der Blutharsch in quella che si è purtroppo essere rivelata l’ultima prova discografica di Albin Julius a causa della sua prematura scomparsa. Si pone quindi come un moderno menestrello in nero. In questo disco emerge prepotente la sua anima rock a discapito del solito sound dark-folk. Dopo la decadente intro di “Death’s Theme”, un brano per pianoforte che riesce ad evocare un senso di morte opprimente, le successive “O’Darkness” e “Her Design” sono 2 ballate elettriche molto energiche e compatte. L’album prosegue con tracce piacevoli che forse però non aggiungono molto a quanto sapevamo di King Dude. In ogni caso la suadente “Sweet Death” e soprattutto la struggente “Cast No Reflection” riescono a risollevare il livello di un lavoro forse un po’ troppo compassato fino a quel momento. “Out Of View” è invece una traccia elettronica su cui svetta la sua voce sofferta mentre “Black And Blue” ritorna verso le sonorità dark-folk in cui, a mio avviso, l’artista riesce a dare il meglio. “Pray For Nuclear World” ritorna poi su coordinate rockeggianti. La conclusiva “Lay Waste To The Human Race” chiude il cerchio con una toccante ballata pianistica. In definitiva siamo di fronte comunque ad un disco gradevole che chiude in maniera dignitosa questo progetto. Ora non resta che attendere i futuri sviluppi di questo artista. Disponibile su Bandcamp: https://kingdude.bandcamp.com/album/death.