Il progetto Minuit Machine continua la sua evoluzione, un cambiamento che avevamo già notato nel 2020, commentando l’uscita dell’Ep Don’t Run From The Fire: la tendenza in pratica a preferire un’elettronica più robusta, con molte derive EBM, una formula dunque assai diversa dalle atmosfere malinconiche e meditative della prima fase. Il nuovo album 24 si allinea con tali scelte e contiene sette brani impetuosi e dinamici, ma a tinte veramente scurissime e con testi di un certo impegno, che ne evidenziano da un lato la sostanza ‘personale’ e dall’altro la capacità di coinvolgimento. Si comincia con “24 Heures” e la sua ambientazione inquietante e ‘futuribile’, popolata da echi misteriosi, in verità un esordio complesso ed enigmatico che sembra voler lasciare aperte varie possibilità. Subito dopo, la bella “Contradictions” illustra chiaramente il nuovo ‘corso’ di Minuit Machine, delineando uno scenario freddo e ‘selvaggio’ al tempo stesso, distinto da una ritmica ‘rimbombante’ che trasuda tensione: l’uso di sonorità tipicamente EBM è sapientemente abbinato a passaggi melodici e al canto come sempre straniante ma non privo, a volte, di tonalità più languide. Segue “Lion in a Cage” con i suoni gelidi che ormai conosciamo e il ritmo assillante, ma la voce di Amandine Stioui è talmente particolare da meritare incondizionati elogi, mentre in “So Hard” il contesto diviene ancora più aspro, come aspri sono i beats che ne scandiscono l’andamento; “Pressure” e “Follower” sono pervase da un’atmosfera drammatica e inquietante sottolineata dalla ritmica pulsante. Infine, “Unsent” ci sorprende con un piano inatteso quanto intenso e il pathos del canto e conclude in modalità poetica e toccante un album di ottimo livello.