E’ uscito quest’anno il secondo album del giovanissimo musicista francese Ari Girard con il moniker di Poltergeist. Kämpfer è un disco di elettronica fantasiosa ma cristallina, fredda come è tipico per il filone cold wave francese, ma non priva di momenti di una certa imponenza grandiosa: dieci brani, comunque, dall’atmosfera nordica – si noti l’uso frequente del tedesco – molto visionari e variegati, tanto che alcuni non rappresentano davvero un ascolto semplice. L’opener “La Grande Dame” esordisce con sonorità gelide e cupe, scandite con forza da una ritmica aggressiva e da secchissimi beats mentre la voce di Girard incede distaccata e ripetitiva a creare una sorta di trance: lo scenario appare ‘futuribile’ oltre che vagamente apocalittico, ma vi si riconosce un mood oscuro e ‘goticheggiante’ di forte appeal. Anche in “23:23” si impone l’elemento ipnotico e ripetitivo ma qui i suoni divengono più ‘crudi’ e a tinte ‘industriali’ e la seguente “Die Schwarze Muse” si avvale di una chitarra strana e lacerante che accompagna con note ‘malate’ il canto in tedesco, dilagante come una minaccia e attorniato da inquietanti echi, a volte simili a voci, disegnando un contesto funesto e un po’ crudele; “Ich bin ein Kämpfer”, primo singolo e pezzo bellissimo, seduce con ritmo martellante e un geniale arrangiamento che abbina tastiera e chitarra in un amalgama insolito e intrigante, evocando visioni oscurissime di moderni mondi occidentali, popolati di ‘automi’. Più pacata ma profondamente dark la successiva “Dark Wave” che sembra passare dai paesaggi fantascientifici alla solennità di un tempio, con note dilatate dai risvolti ‘atmosferici’, prova di un eclettismo che emoziona, mentre “All This to Death” torna a robuste e fredde sonorità elettroniche che l’ossessione del ritmo rende aspre e incalzanti, sfondo perfetto per la voce resa ‘robotica’ dai vari effetti; “Der Nachtvogel” si serve ancora di beats sferzanti e andamento veloce per il piacere degli amanti del clubbing. Quindi, bypassata “Mein Reich Komme” con suoni sorprendentemente ‘barocchi’ abbinati a tonalità canore più intense e ‘partecipate’, “Poltergeist”, altro brano decisamente notevole, sembra ispirarsi alla classica synthwave e ai Depeche Mode fornendone una versione assai più ruvida e spigolosa e infine “Imminent” conclude con brio e originalità l’album brillante di un giovane di cui – siamo pronti a scommetterci! – sentiremo molto parlare.