“El Nino” vi trascina in un gorgo d’emozioni ove si fondono le sue dense stratificazioni strumentali dalle quali emerge l’etera voce di Siobhan Sands. Il quartetto del Nottinghamshire fa dei cangiamenti d’umore il tratto distintivo della sua proposta, maturata nel corso di dieci anni d’attività scadenziati in due precedenti pubblicazioni, “Our problems revisited” del 2014 e “Lucid” del 2017, entrambi (come il presente d’altronde) caratterizzati da grafiche assai curate che stabiliscono tra di esse una sorta di continuità visiva.  

Anticipato dai singoli “We are creators” e “Red agony”, rilasciati già nel 2020, Scriptures mostra grande cura nell’esposizione, essendo opera costituita da brani autonomi, caratterizzati però da una evidente parentela narrativa poggiante sulla ricerca di atmosfere ricercate e di grande impatto; anche nei frangenti più rilassati non s’allenta la tensione, sono proprio le quasi sistematiche variazioni citate in apertura ad attribuire a Scriptures un tema definito ed a tener desta l’attenzione dell’ascoltatore. La spigliata “The resident” e le dreamy “We are creators” e “One for sorrow”, la perfino rabbiosa “Red agony”, l’introversa “La Nina”, aperta da suoni minacciosi che richiamano tempeste imminenti e che nel finale pare tranquillizzarci raffigurando epiloghi meno cupi, si fondono tra loro, pur nelle chiare diversità che le caratterizzano. Un disco profondo, adulto, che riserva ulteriori prove di valore anche alle due canzoni poste in chiusura, “The sun is awake, pregevole piéce post-rock che riassume nei suoi otto minuti scarsi i contenuti e le volontà dell’opera intiera, e la contemplativa “Siren”.  

 

 

Per informazioni: http://www.wormholedetah.com
Web: https://scripturesuk.bandcamp.com/