La prima grande sorpresa del 2023 è il ritorno sulle scene di Ville Valo, ex frontman degli HIM che con il loro “love metal”          -sempre che si possa parlare di “love metal”- avevano creato scompiglio negli anni ’00 facendo storcere il naso a molti seguaci della scena gothic metal. Ingiustamente gli HIM vennero etichettati frettolosamente come una band di “strappamutande”, complice un suono molto ammiccante ed un tiro estetico che andava a catturare molte teenager alternative.

La discografia degli HIM si contraddistinse in realtà per episodi molto validi come i primi due album  o il meraviglioso “Venus Doom” e per cadute commerciali come il piatto “Dark Light” (che a dire il vero a distanza di anni ha comunque il suo perché!).

Dopo lo scioglimento ammetto che non mi sarei mai aspettato un disco solista di Valo: mi avrebbe anche preoccupato quello che eventualmente ne sarebbe potuto venire fuori. Ed invece…

L’esordio di VV è stata una piacevole scoperta. Chiarisco subito che non siamo al cospetto di un disco degli HIM e questa scelta ha sicuramente giovato al progetto. Le 12 canzoni che compongo l’album, e che un paio di anni fa erano state anticipate  dall’interessante Saturnine Saturnalia, sono molto ispirate e creano un organico molto piacevole all’ascolto.

Il tiro sonoro si distanzia dal gothic metal per abbracciare lidi più wave e pop oriented, condendo il tutto con qualche ballad che lascia il segno sin dal primo ascolto.

Se i singoli Loveletting, Echolocate Your Love e The Foreverlost fanno la loro bella figura, sono gli altri brani che contribuiscono a dare gran valore a questa opera. Canzoni come In Trenodia o Vertigo Eyes, giusto per citarne un paio, non possono che conquistare le nostre orecchie vogliose di qualcosa di accattivante e non banale. Ma nel complesso non ci sono cadute di stile o riempitivi che appesantiscano l’ascolto.

L’unica cosa che fa storcere un po’ il naso è la brutta copertina. Voglio pensare che il buon Ville si sia scattato un selfie dopo aver ascoltato il suo album dall’inizio alla fine e abbia pensato: “Ma che cosa sono riuscito a tirare fuori dal cilindro questa volta?”

Arriviamo infine alla vera domanda per valutare questa opera: “Neon Noir è un disco strappamutande?”

No, non lo è. Se avrete il coraggio di accantonare il pregiudizio e di ascoltarlo con cura, sono sicuro che ne verrete conquistati. Se poi nel vostro intimo vi strapperete le mutande, a noi non interessa e non dovrete raccontarlo a nessuno.