Il progetto Ptolemea – moniker ispirato, a quanto si è letto, all’astronomo e astrologo Claudio Tolomeo – fondato dalla musicista portoghese/lussemburghese Priscila Da Costa, è da considerare una proposta innovativa e originale sulla scena che seguiamo: come spesso in questi casi, la musica di Ptolemea nasce dalla contaminazione di generi diversi – folk, black metal, dark rock – ma, oltre a questo, ha il beneficio della voce di Priscila Da Costa, ben più che notevole: Balanced Darkness – titolo del debut album – è così un’esperienza nuova e intrigante che ha destato l’interesse di molti e anche il nostro. Le nove tracce del disco si addentrano in paesaggi oscuri e inquietanti ma contengono vari passaggi sperimentali di grande efficacia; lo stile di canto deve parecchio a Zola Jesus e Chelsea Wolfe, con le quali condivide l’estensione sorprendente e le tonalità intense. Si respira un clima cupissimo nell’iniziale “Shamanic Lullaby” che, dei quattro singoli tematici tratti dall’album e dedicati agli elementi essenziali, rappresenta l’aria, ma non è caratterizzata dalla leggerezza bensì da un’atmosfera densa e tesa, sul filo di una vibrazione sottile e ininterrotta, finchè l’intensificarsi del suono non conduce direttamente alla seguente “Atmospheric Pressure Drop”, assai più trascinante, i cui colori ‘metallici’, con la bella voce di Da Costa, garantiscono pathos e potenza; “Fado” (=destino in portoghese), quindi, che si collega al fuoco, oscilla fra dramma, desiderio e folk portoghese con il canto che manda in estasi. Poco dopo, superate “Inspiration”, riferita alla terra, talmente tesa e dark da richiamare Siouxsie, e “Universal Feedback” con le sue reminiscenze ambient, troviamo la splendida “My Darkest Creature”, altro apice drammatico sottolineato dalla pesante chitarra e dai cori sinistri, ove, ancora una volta, non possiamo che apprezzare la brillante prestazione canora e “Ease Your Mind”, ballata appassionata e intensa con la chitarra di Cavallini al suo meglio. Infine, l’atmosfera tenebrosa e il mood vagamente patetico di “Leap Of Faith” e la title track – dedicata all’ultimo elemento, l’acqua – con tonalità più accattivanti e languide, concludono un album che ci sentiamo di consigliare.