E’ uscito in questi giorni Naked is man upon the earth, il secondo album di Emil Moonstone & the Anomalies, uno dei progetti che fanno capo, appunto, a Emil Moonstone, l’alter ego del musicista italiano di lungo corso Emilio Mucciga. Più noto a noi per la sua collaborazione, in qualità di vocalist, con il gruppo dei Two Moons, che da tempo seguiamo, Emil Moonstone è attivo anche in questo progetto solista, per il quale si avvale del contributo di Mino Andriani, Emanuele Laghi e Ludovico Ingrao, in passato solo per i live, oggi stabilmente come ‘the Anomalies’. La musica di Naked is man upon the earth può collocarsi nell’area neofolk o anche folk apocalittico, poiché parliamo di meste ballate generalmente lente e cadenzate, incentrate su tematiche inquietanti, con giri di chitarra sostanziosi o arpeggi introspettivi, cui spesso si aggiungono tristi note di piano: in pratica il tipo di musica che va ascoltato in concentrazione e ‘fatto proprio’. L’opener “Safe me”, che esordisce in mood ‘orientaleggiante’, è forse la migliore presentazione del disco: la seducente atmosfera notturna ben si abbina con l’oscurità del testo, che palesemente trasmette un tormento senza fine. La successiva “I Keep my Crown” apre con il piano per introdurci in un contesto variegato e musicalmente complesso, che si discosta dagli abituali canoni wave e folk preferendo la formula della ricerca e della contaminazione , mentre “Pain”, con le sue note dilatate di piano e il canto struggente che diviene ‘spoken word’, tratteggia un paesaggio inizialmente languido e pervaso di poesia arricchito, nella seconda metà, da inquietanti e ‘sofferti’ rumorismi ; “The Soldier” amplia gli orizzonti e ‘confonde’ le carte richiamando sorprendenti scenari da Far West. Poi, la title track opta nuovamente per un’ispirazione di natura sperimentale intrisa stavolta di una tenebra opprimente e “Men of Straw” propone uno stile cantautorale denso e ricco di pathos, in riuscito contrasto con l’attitudine più “rockettara” di “All its all over” ove, tuttavia, qua e là si ‘affaccia’ Nick Cave. Infine, bypassate le note più concilianti di “The Meaning Of My Life”, l’enigmatica “Ash” conclude, ancora una volta, nel clima più fosco possibile un album impegnativo ma decisamente interessante.