L’imponente trilogia dedicata da Vidna Obmana a Dante e rappresentata dagli album Tremor (2001), Spore (2003) e Legacy (2004) simbolizza un po’ la summa della sua carriera costellata dalla fusione di elementi elettronici, etnici e industrial. In realtà già negli album precedenti Spore ovvero The Surreal Sanctuary (2000) e The Contemporary Nocturne (2001), pubblicati per l’etichetta americana Hypnos, traspariva la volontà di abbracciare soluzioni musicali sempre innovative mentre la musica si era fatta più oscura. In Tremor il suono è solido, pieno, compatto con le percussioni, la fujara e i flauti in primo piano. Si tratta di un viaggio metafisico verso luoghi sconosciuti. La seconda parte della trilogia Spore si apre con “Through The Collective Pain”, una traccia che dimostra come Dirk Serries abbia ampie vedute musicali addentrandosi in territori industrial (genere da cui d’altra parte proveniva). Nella successiva “The Humanity Underneath” sono invece le sonorità delle chitarre e del flauto ad essere protagoniste creando ambientazioni oscurissime e lasciando trasparire l’evoluzione futura di questo artista. La lunga traccia conclusiva “Resonant Gore” (con Marc Verhaeghen dei Klinik alla tromba) con le sue atmosfere minimali e ossessive riesce davvero ad essere un ottimo accompagnamento alla lettura dell”Inferno dantesco. Il disco conclusivo Legacy rappresenta l’ultimo disco della carriera di Vidna Obmana e anche il suo lavoro più eclettico mai pubblicato con questa sigla. Nella prima traccia “Canto” troviamo la voce di Steve Von Till che recita i versi del XXVII canto dell’Inferno. La successiva “Bloodshift” è molto ritmica e potente mentre nella conclusiva title-track troviamo ospite Steven Wilson con un incisivo assolo di chitarra. Sicuramente Legacy è forse il migliore dei 3 dischi che compongono la trilogia e rappresenta indubbiamente uno dei vertici di Vidna Obmana. Disponibile su Bandcamp: https://zoharum.bandcamp.com/album/dante-trilogy-tremor-spore-legacy.