E’ uscito in questi giorni Hold Sacred, il nuovo lavoro di Esben & the Witch, a distanza di oltre quattro anni dal precedente Nowhere. Se negli album passati, i nostri avevano scelto di non soffermarsi su di un unico stile, ma di accogliere tendenze differenti, come per attirare l’attenzione di ascoltatori diversi, con Hold Sacred, nato, come molte opere di questo periodo, in tempi di pandemia, il trio cambia ancora, preferendo il ripiegamento all’energia, le sonorità scarne alle derive doom, confezionando così nove brani minimali, infarciti di spirito dark, dominati magistralmente dalle splendide tonalità vocali di Rachel Davies, qui in forma davvero smagliante. I contenuti drammatici, le atmosfere spesso oniriche ma dalle tinte oscure, fanno di Hold Sacred un disco pervaso da un fascino strano ma estremamente interessante. L’opener “The Well” è un’avvolgente ballata dal sapore meditativo e crepuscolare, dove ogni suono è delicato ed evocativo e la splendida voce della frontwoman si fa subito apprezzare. Subito dopo, “In Ecstasy” inserisce un suggestivo tocco psichedelico, mentre “Fear Not” regala un momento di dolente armonia. Più in là, però, in “True Mirror” ritmica lieve e basso prendono il posto della lentezza accorata vista finora e il canto ‘spande’ angoscia e tormento e la soave “A Kaleidoscope” lascia spazio al sogno e a poetiche visioni. Poi, la bella “Heathen” mostra scenari impalpabili dai suoni lenti e disadorni, solcati dalla malinconia suadente emanata dal canto, mentre “The Depths” apre con note di chitarra ma fluisce quindi in sonorità elettroniche di impronta ambient che ampliano ‘cosmicamente’ il contesto. Infine, la vaga e delicata “Petals of Ash”, con i toni struggenti di Davies e le languide e lineari note che li accompagnano, è perfetta per chiudere questo album da assaporare passo dopo passo.