Terzetto con base a San Antonio, TX (ove “mi persi” gli A Perfect Circle…), giunge con Sorrows alla prima in lungo, avendo anticipato la presente uscita la pubblicazione di ben cinque degli otto (anche se “Descend” funge da sola introduzione) brani ivi compendiati. Batteria scandita e basso che fornisce la colonna vertebrale (“Final vows” composta nel 2020 lo chiarisce fin dall’incipit), presenza essenziale ma funzionale delle tastiere, chitarra che s’adagia prevalentemente su tappeti acustici e voce profonda avvolgono l’ascoltatore nella morbida coperta della dark-wave più melanconica e poco propensa allo strappo in avanti, inducendo una sensazione di uniformità non indisponente, anche se alcuni frangenti appaiono come bozze da sviluppare più compiutamente. Le buone intenzioni sono testimoniate da “Walls of sadness” dalle forme più delineate, “Doom and gloom” non necessita di traduzione e rappresenta un efficace manifesto dei propositi di CJ Duron e colleghi, “Sleep again” palesa buoni propositi e discreto appeal radiofonico, poggiando su intriganti melodie e su un incedere più deciso dettato da un basso cureiano, “Hollow” accentua il rispetto che il terzetto nutre evidentemente nei confronti della creatura di R. Smith, lasciando alla lunga “Water under the bridge” il compito di chiudere, poco meno di otto minuti che poco aggiungono a quanto esposto fino ad ora.   

La lunga gestazione (ha influito pur troppo quanto accaduto nei due anni trascorsi) ha sicuramente permesso ad In A Darkened Room di affinare la loro proposta, avendo avuto l’opportunità di aprire per Christian Death e Gene Loves Jezebel (altro nome di riferimento) possiamo ritenerli pronti per prove più impegnative.