Quando puoi legittimamente vantare un tale c.v., puoi permetterti tutto.  

Nei confronti di William Faith siamo debitori di pagine e pagine di memorabile gothic-death-rock. Serve ripetere? Facciamolo: Christian Death, Shadow Project, Mephisto Walz, la meravigliosa creatura condivisa con Monica Richards, Faith and the Muse… Anche The March Violets, perché no, ai quali WF presta il basso. 

Dal 2016 condivide passioni ed affetti con Sarah Rose/Scary Lady Sarah, con la quale ha dato l’avvio a questo, ennesimo progetto, The Bellwether Syndicate, del quale Vestige & Vigil rappresenta il primo atto (si spera di una serie ben più corposa). Ove si evidenziano impulsi che provocheranno stupefazione e chissà quale reazione da parte di quanti si attendevano un disco orientato su sonorità più eleganti e derivanti dall’esperienza maturata con FatM, che lasciano bensì emergere un’anima artistica ben più articolata. “Republik” è un assalto frontale che investe l’ascoltatore in tutta la sua furia, “We all rise” desta lo spirito dei Killing Joke, “Beacons” sfiora i Nefilim, poi irrompe “Clarion”… Ed ecco che TBS assume contorni più definiti, con la voce di Sarah Rose alla guida del pezzo indirizzato su sonorità ed approcci che possono ricordare i Cranberries, e non scandalizzatevi. Fornisce l’indispensabile collante la tribale sezione ritmica, spina dorsale di questa sfaccettata opera che non cede mai all’ovvio, e che rinforza gli argini di “Vigil”, ove l’irruenza di Faith viene incanalata senza limitarne gli effetti. Ed è un piacere indulgere su quelle chitarre che tagliano il pezzo in diagonale. Goth e punk. Killing Joke e Nefilim, ancora, “Dystopian Mirror” ci riporta indietro nel tempo, inno magnifico e celebrazione di un’età che ha segnato tutti noi. “Wetworks” esalta la componente death-rock: è questa la matrice, la genesi. Ma l’atto che più attrae è “Golden Age”, affidato ancora una volta alle cure di Lady Sarah, goth-rock elegante che dichiara l’ascendenza wave con pudore e rispetto, brano che mi costringe all’ascolto ripetuto, tanto lo apprezzo. Quanto sono importanti la bella scrittura e la melodia! “And if we miss the night” è… notturna e cogitabonda, anima tormentata che vaga alla ricerca di un conforto che chissà se verrà, e che ci consegna alla breve, strumentale ascesa di “Voltarine” che suggella Vestige & Vigil, disco di qualità (curato anche nell’artwork) che troverà posto nei cuori di coloro che questo suono non lo rinnegheranno mai. Non solo un semplice omaggio ad una carriera rispettabilissima.