L’Arte di nutre di ambizioni, che consentono il superamento di sfide. E Loris Furlan è ambizioso, perché egli aspira a creare opere che non si riducano al semplice ascolto, alla fruizione distratta. Non è l’unico, certo, è sicuramente uno dei più determinati. Il catalogo della Lizard Records lo testimonia. Ogni pubblicazione rappresenta un autentico azzardo. L’impegno non riguarda solo il suono, ma tutto il complesso, dalla grafica al concetto. Esprime una visione netta, chiarissima. Rivolta a pochi, ma non potrebbe essere altrimenti. 

Il Testamento degli Arcadi è un collettivo di musicisti virtuosi coagulatosi nel 2019; al suo interno operano anche grafici, produttori, illustratori. Suoni ed immagini e non potrebbe essere diversamente, l’intitolazione prende ispirazione dall’omonimo, ultimo episodio della prima stagione della serie “Spazio 1999” (il ventiquattresimo ad onore della precisione, in Italia venne trasmesso la prima volta il 9 gennaio del 1977), del quale l’operazione non si riduce a tributo, bensì costituisce un vero e proprio ulteriore commento. Dieci brani che corrispondono ad altrettante puntate. 

Lo spiegamento di talenti e di idee rende giustizia al risultato finale: ogni minimo dettaglio è stato curato con precisione scientifica, una disciplina frippiana che non eccede nell’autoritarismo, essendo ogni componente libero di apportare il proprio rilevante contributo. Ampio anche il ricorso ai mezzi, siano essi classici della narrativa rock che poco usi alla stessa. Ci si leva letteralmente in volo nel tempo, attraversando ere, compiendo un viaggio che va a testare i limiti di tempo e spazio, dettati dai ritmi che si accavallano, che si ampliano, che si restringono. Osservando ciò che ci circonda, è il buio a prevalere, quello dell’immensa distesa interstellare, il deserto silente ove improvvisamente risuona questa musica. I testi sono ridotti a poche frasi che vanno a formare una unica narrazione, alla quale si rende necessaria l’interpretazione dei disegni che corredano le singole frazioni. Musiche, parole ed immagini che formano un continuum. Mentre sarete sospesi nell’immensità del cosmo, con il proprio Destino affidato alla sorte, verrete sorpresi dall’irrompere di chitarre robuste e di bassi roboanti, vi smarrirete fra le fitte trame intessute dalle tastiere, attraversate come lame dai violini. Non solo orditi complicati (facile ricorrervi viste le qualità in campo), se il tema lo richiede si semplifica, si rende più lineare, nell’attesa dell’ennesimo mutamento.  

Da ascoltare senza pregiudizi, sarà un ottimo esercizio. V’imbatterete nell’ingombrante sagoma dei King Crimson e dei Van Der Graaf Generator, ma anche, perché no, degli IQ. Perché gli Arcadi studiano, assimilano, elaborano. Sono ambiziosi, certo (il finale pecca a mio avviso d’autoindulgenza), ma non accecati dalla bramosia. Nello Spazio non si deve aver fretta.