“Kali (in sanscrito, “colei che è nera” o “colei che è la morte”) è la dea del tempo, del giorno del giudizio e della morte, anche conosciuta come la dea nera (la forma femminile del sanscrito kala, ovvero “giorno del giudizio universale-morte” o “nero”). In India viene chiamata anche Maa Kali.
Le origini di Kali possono essere fatte risalire alle culture tribali e montane dell‘Asia meridionale che furono gradualmente assimilate e trasformate, anche se mai del tutto addomesticate, dalle tradizioni sanscrite.
Kali fa la sua prima apparizione importante nel Devi Mahatmya (“Le glorificazioni della dea”, VI secolo d.C. circa), un antico testo filosofico in sanscrito.
L’iconografia, il culto e la mitologia di Kali la associano comunemente non solo alla morte, ma anche alla sessualità, alla violenza e, paradossalmente, in alcune tradizioni successive, all’amore materno.”

Per entrare nella filosofia e nell’estetica di Black Mantra, il nuovo disco di Gianluca Becuzzi, occorre calarsi nella cultura tradizione indiana e, in particolare al culto della dea Kali come d’altra parte troviamo scritto nelle note di copertina. Come giustamente viene fatto notare il misticismo indiano e la sua musica tradizionale, basata sulla struttura del raga, hanno pesantemente influenzato la cosiddetta Drone Music. Basti pensare a compositori del minimalismo come La Monte Young e Terry Riley che hanno dichiarato apertamente il loro debito nei confronti della musica indiana Raga classica. La Monte Young stesso dichiarava di cercare “di evocare nelle mie composizioni quell’effetto spirituale che io stesso ricevetti dalla musica indiana”. E proprio quest’effetto spirituale lo possiamo trovare in questo monumentale doppio cd di Gianluca Becuzzi. Rispetto al passato le sonorità sono caratterizzate da una tensione metafisica e sacrale mai così profonda. Nel primo cd Becuzzi ci avvolge in droni aggressivi e il tutto è avvolto in un’aura misticheggiante e vagamente inquietante. Sono mantra in miniatura quelli da lui creati in quest’occasione con l’ausilio della chitarra elettrica e dei sampling. Nel secondo dischetto la musica diventa ancora più minimale e spirituale. L’inserimento dei suoni di strumenti etnici come l’harmonium indiano suonato da Antonio Tonietti donano un tocco esotico particolare all’insieme. In particolare “Tantra” è una composizione ipnotica che, se ascoltata con la giusta concentrazione, ci porta realmente in una dimensione altra. Nella conclusiva “Bad Karma” l’atmosfera diventa rarefatta e mistica: sembra di essere all’interno di un monastero sperduto in Tibet.

Il musicista livornese, negli ultimi anni, ha indubbiamente creato un suo linguaggio riconoscibile potente ed evocativo. Con Black Mantra a mio parere si è superato dimostrando come la sua ricerca lo sta portando verso risultati coraggiosi.

Il disco esce in un’edizione limitata di 200 copie in digisleeve in una raffinata copertina a 6 pannelli ed è disponibile presso il sito della Silentes al seguente link: http://store.silentes.it/catalogue/standa2355.htm.