Si chiude idealmente la trilogia de Il Segno del Comando dedicata Gustav Meyrink inaugurata da Der Golem e proseguita con Il volto verde e chiusa ora da Il Domenicano Bianco. La prima tiratura è andata subito esaurita ma presto Black Widow renderà disponibile la ristampa. Il romanzo di Meyrink si basa sulla filosofia del Tao, dottrina di cui lo scrittore austriaco era a conoscenza essendo un esperto studioso e praticante di discipline orientali. Il protagonista principale è Cristoforo Colombaia, personaggio mistico, erede di una stirpe che ha seguito, nei secoli, gli insegnamenti del taoismo per raggiungere l’immortalità attraverso “la dissoluzione del cadavere” e “la dissoluzione della spada”. Con la prima traccia”Il libro color Cinabro” entriamo subito nell’atmosfera occulta del disco con un organo dark-prog in grande evidenza. “La bianca strada” ricorda i leggendari Goblin da sempre una fonte di ispirazione per Il Segno del Comando. La title-track mi ha ricordato le atmosfere oscure e malate di Der Golem. “Ofelia” è invece un bel brano in puro stile prog italiani anni ’70. In “La testa di Medusa” un organo chiesastico magniloquente e sontuoso riporta alla mente gli Jacula di Tardo Pede In Magiam Versus. “Il dissolvimento del corpo con la spada” ritorna poi a graffiare con sonorità aggressive acide e malate mentre “Missa Nigra 2023” ripropone un brano molto gotico e inquietante (di circa 8 minuti) del mitico primo album. La conclusiva e strumentale “Solitudine” chiude infine in maniera enigmatica il disco. A mio avviso Il Segno del Comando con Il Domenicano Bianco ha pubblicato uno dei suoi migliori dischi.