Simöne Gall: Manifesto – Il viaggio art-pop dei Roxy Music

Manifesto – Il viaggio art-pop dei Roxy Music 

di Simöne Gall 

Amazon Digital Services LLC 

2021 

Pagg. 217 

Euro 13,00.- 

Pubblicazione passata un po’ in sordina, alla quale spero con questa mia di ridare la visibilità che merita. Un’opera dedicata ai Roxy Music, in lingua italiana, colma un vuoto inaccettabile.  

L’Autore bilancia una umanissima deferenza (e come potrebbe essere altrimenti) nei confronti dei Roxy Music facendo ricorso ad una analisi serena e concisa (ma mai frettolosa) della – splendida – vicenda artistica del complesso albionico. Che è entrato a far parte della vita di ogni uno di noi.  

Manifesto mappa con zelo il viaggio artistico di Ferry/Mackay/Manzanera/Thompson (rigoroso ordine alfabetico), dalle origini all’epilogo, alla chiosa magnifica di una altrettanto magnifica epopea. 

Nell’arco perfetto di dieci anni Essi hanno pubblicato otto dischi nessuno dei quali superfluo: niente riempitivi, e nemmeno uscite affrettate per onorare contratti o ridare ossigeno ad un portafoglio esausto. Non si sono risparmiati in quanto ad idee, intuizioni, pose, irrompendo agli inizi dei Settanta sullo scenario di un music-business più effervescente di quello attuale, quando sono sufficienti pochi gesti provocatori, un po’ di pelle nuda e rossetto sbavato per attirare l’attenzione di un pubblico abulico (o peggio ebete). E proseguendo la loro marcia con fare sicuro, ai limiti (anzi, questi vennero abbondantemente superati) dell’insolenza. Un drappo di seta finissima lega le prime, sfacciatamente avanguardistiche produzioni alle ultime, il marmo perfettamente levigato di canzoni dall’apollinea grazia. Anche queste tracciarono per una foltissima schiera di epigoni il percorso da compiere, per alcuni, i più dotati, trionfale, per altri, inetti, un’autentica via crucis. Il talento è di pochi, saperlo coltivare, renderlo fecondo di ancor meno. E la bellezza eburnea di “Avalon”, la cura maniacale ad esso riservata, la visione espansa del concetto di produzione che integrava nel meccanismo perfetto complesso e team di produzione, lo attesta 

Manifesto – il viaggio art-pop dei Roxy Music possiede il grande merito d’essere appassionato, di evitare il cenno roboante o la scivolata nel pettegolezzo, eppure fonti non mancherebbero. Ad esso mi sono avvicinato con circospezione (come sarà, cosa ci sarà scritto?), ma fin dalle prime pagine ogni incertezza è venuta meno. I Roxy Music per me sono faccenda assai seria. Estate ‘79 e “Manifesto”. Poi l’irrompere degli anni Ottanta. Le sottolineature, ad ogni recensione che li citava. Nomi scrupolosamente annotati sul quaderno. Nomi e titoli. Ogni settimana una nuova scoperta. Simöne Gall espone il suo punto di vista, riconosce il valore di dischi come “Stranded” ed anche del sottovalutato live “Viva!”, capitolo di non secondaria rilevanza che cristallizza i RM dal vivo, sul palco, dimensione che essi seppero sfruttare fin dagli esordi. L’entusiasmo prende le redini, ma poi viene richiamato all’ordine; l’importanza del complesso, del collettivo, che sopperisce all’uscita di un membro che diede un contributo fondamentale acquisendo in formazione uno spirito diverso, all’opposto. Il sapersi adeguare alle contingenze adattandole alle intuizioni. L’improvvisazione lascia il posto all’accademia, ma non mutano i risultati, anzi. Andiamo a ritroso, pare che il Destino avesse già riservato loro l’Arco di Trionfo. Non è necessario salire sempre al numero uno delle classifiche, troppo spesso infestate da tristi saltimbanchi. No, teniamoli a distanza essi tapini. Ed affrontiamo la Vita con Stile. Il rumore bianco che scuoteva come folate di tramontana l’omonimo esordio e “For your pleasure”. Il pop elevato ad arte di “Stranded”, “Country life” e “Siren”. La magnifica trilogia finale, con “Manifesto” che ne traccia gli intenti, “Flesh + Blood” che li palesa ed “Avalon” che li fissa in una goccia d’ambra. Il Tempo che si piega alla loro bellezza, appunto senza Tempo: ogni loro canzone suona ancora attuale.  

 

Alcuni appunti a margine. 

Sono numerate solo le pagine dispari. Un vezzo che ho apprezzato. 

Corredo fotografico scarno. Tutte le immagini sono in bianco e nero. Il songbook di “Flesh + Blood”. Alcuni flyer.  

Per alcuni mesi vissi nella convinzione che “My sex” (ascoltata alla radio, non annunziata) fosse una canzone dei primi Roxy Music. A condurmi alla verità fu Carlo Massarini (non di persona…). 

Acquistai “First (The sound of Music)” dei Then Jerico solo perché conteneva la cover di “Praire Rose” (carina però). 

Le notti insonni io non conto gli ovini. Enumero i bassisti dei Roxy Music. Ed ogni volta alla conta ne manca uno. Ogni volta. 

Simöne Gall ha firmato “Victory or Death: I Guns n’ Roses ed il suono di Appetite for Destruction”, “The Thin White Duke – David Bowie e l’era Station to Station”, “L. A. Woman: i Doors nell’atto finale del Re Lucertola” e recentemente “Depeche Mode – Resurrexit” 

 

Hadrianus:
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