Curioso che LDV/La Dolce Vita sia stata inclusa nella lista dei “secondi cento dischi” di uno speciale dedicato alla new wave italiana e pubblicato da una nota rivista (no, non è quella della recensione di Dome La Muerte…), con un ed uno solo brano che non è nemmeno il migliore del loro repertorio, almeno fra quelli pubblicati ad oggi. 

Perché il 29 settembre scorso hanno aggiunto al carnet Too many voices, singolo che mi piace collegare, per definire una linea temporale, all’ottimo “Mistery boy” ed al citato (non nel titolo) “Sacrifice”. In un’epoca di pubblicazioni liquide che rendono il fattore temporale una variabile difficilmente gestibile, è un metodo che permette di rendere chiaro il processo evolutivo (sempre ammesso che ci sia, un’evoluzione) che un gruppo/artista elabora. Una strategia, quella delle pubblicazioni singole intervallate, che oggidì, se gestita con oculatezza può risultare opportuna. Purché supportata da una promozione importante ed incessante. Altrimenti si scivola subito nell’oblio, nel limbo degli ignavi, e gli sforzi compiuti si rendono vani.  

Too many voices è gratificato da una bellissima copertina, opera di un nome che i lettori di VS conoscono, Michele “Mick Gaze” Rossi, voce, chitarra ed anima dei Moth’s Tales ed eccellente fotografo. Quel lembo di carta scartocciato che scopre il titolo in severi caratteri neri risaltanti su frammenti di stampa, il nome del gruppo in alto a destra, la cover è visivamente assai efficace, immediata, nella sua sobria eleganza cattura l’attenzione e fornisce degli indizi.  

Too many voices si affida alle tastiere, che ora come non mai assumono la guida del brano. LDV aveva già utilizzato il passato lo strumento, con risultati discontinui. Più un’aggiunta che una presenza organica. Ora non è così. Il cuore della canzone pulsa al ritmo del loro suono solenne. Avvolgono in un velo di epica drammaticità le trame della chitarra, mai così oscure e reminiscenti la grandiosità di complessi che hanno saputo mantenersi in perfetto equilibrio tra l’urgenza del post punk e le istanze sorgenti del goth, accompagnandosi al dinamico incedere della batteria di Sergio Celeghin, che nel curriculum iscrive i Detonazione, autore di una delle sue (tante) prove migliori. Le parole si adattano (e viceversa) al tema sonoro, una delle prerogative dello stile LDV, contando sulle doti di scrittura di Sebastianutti. Sono e rimarranno un gruppo derivativo (come “Mistery Boy” anche Too many voices è un florilegio di citazioni), ma almeno appassionato e competente.  

Too many voices rappresenterà una svolta nella direzione stilistica che LDV/La Dolce Vita intraprenderà, ovvero la archivieremo come episodio isolato? Le risposte arriveranno in futuro, con un necessario a questo punto della loro carriera, disco lungo. 

Lo so, sono cattivo. Se provo rimorso, un debole accenno di esso, volgo lo sguardo dall’altra parte. Cosa manca a Too many voices? Una sublime produzione. La voce assume a tratti un tono forzatamente disperato, il basso è sovrastato dalla batteria. Dettagli, certo. Ed allora i quattro LDV dovrebbero vendere automobili, motocicli, motorini, ipotecare la casa, cedere il quinto di stipendi/pensioni ed affidarsi, chessò, a Rhett Davies e Bob Clearmountain, spendere tutto, dare fondo a tutte le risorse, giocare l’ultima carta, con sprezzo per il Fato. Come Feraud insomma. Poi, qualora il risultato si rivelasse avverso, un posto alla mensa della Caritas non si è mai rifiutato a nessuno. 

 

Too Many Voices 

Liriche: Massimo Sebastianutti 

 

Too many voices  

Inside this train  

Too many whispers  

I can’t remember my name  

Sister in sorrow  

I feel your pain  

There’s no turning back now  

Because it’s always the same  

You can talk to me now  

Talk to me and again  

You can hold me tonight  

You can hold me tonight  

 

Different feelings  

Can drive you mad  

I’m searching for truth now  

You know I’m trying so bad  

In times of confusion  

We get so blind  

A land of illusion  

There’s nothing true we can find  

You can talk to me now  

Talk to me and again  

You can hold me tonight  

You can hold me tonight