In lingua Occitana Senhal (pronunzia italiana “segnàl”) è un appellativo rivolto all’amata, ovvero ad un’amica/un amico. Una figura retorica utilizzata nella poesia Provenzale, ma l’amico Marco Stolfo potrebbe essere di maggiore aiuto al proposito. 

Senhal è anche il titolo del disco con il quale la valente Cristina Rombi esordisce, un’opera ove Ella addensa emozioni personali creando un forte contrasto al quale contribuisce un elaborato tappeto strumentale, una convergenza perfetta di elementi shoegaze, post rock, doom. Quel vero e proprio genere definito blackgaze, una vera e propria palestra ove allenare e fortificare i propri talenti. Cristina si mantiene in perfetto equilibrio fra irruenza e delicatezza, giovandosi di una bella voce, chiara, potente e graziosa allo stesso tempo, e di un impeccabile estro esecutivo. Senhal è suddiviso in cinque capitoli contrassegnati dalla numerazione romana, un atto utile a far cadere l’attenzione dell’ascoltatore sul contenuto delle canzoni, sulla loro elaborata forma, non sull’involucro (peraltro l’artwork, come è costume degli Artisti che operano per My Kingdom Music, è assai curato). L’adesione al genere comporta l’uso di durate anche estese, che Cristina sfrutta a proprio agio, elaborando piccole sinfonie. Si trapassa da trepidazione a turbamento, a momenti d’estasi, il tutto nell’arco di una diecina di minuti (“II”). Le ampie distese shoegaze di “IV” (adoro questa canzone!) scivolano nella cupa disperazione di “V” dall’approccio lento e solenne, che si dissolve lentamente in una pozza di rumore, abbandonandosi all’abbraccio di limpide acque. Pause e riprese, “distese infinite/celate ai tuoi occhi”…  

Umori cangianti e sbalzi repentini, una voce che strazia l’anima, ma anche rassicura, si leva sul ricco ordito strumentale intessuto con grazia e pazienza dall’Autrice, “I”, prima delle cinque stazioni che segnano questo tracciato che va affrontato con determinazione e grande rispetto, ci introduce a Senhal annunziando i contenuti della significativa opera prima d’un progetto che mostra già i crismi della piena maturità.