È in attività da un paio di anni il progetto voluto dal musicista americano Cameron Moretti denominato The Infinity Ring, moniker che anticipa i contenuti arcani e misticheggianti al centro della sua ispirazione e posti anche alla base dell’album Nemesis & Nativity, uscito nel 2023. I riferimenti cui Moretti – con la collaborazione di vari altri colleghi! – attinge appaiono molteplici ma il maggiore è di certo la tradizione dark folk con l’aggiunta di rumorismi e sperimentalismi elettronici che svelano una passione per l’esoterico e l’occulto e contribuiscono alla creazione di atmosfere che definire ‘oscure’ è quasi troppo poco. La musica di The Infinity Ring risulta inquietante ma non manierata, più angosciosa che tesa, e presenta notevoli elementi di interesse. Prendiamo, ad esempio, l’opener “Crown of Stars”: lenta, a tinte rituali, resa assolutamente inconfondibile dalle note sofferte di un violino, si svolge lungo una melodia uniforme ma efficace, condotta dalla voce profonda e ricca di pathos che a molti ha ricordato Leonard Cohen. La seguente “Temptress” resta fedele agli stessi canoni, il canto acquista tonalità da oltretomba e gli fa da contrappunto la chitarra fluida e dolente e “The Valley” sembra addirittura precipitare nelle tenebre. Troviamo poi malinconia e introspezione in “Tiferet II”, più delicata ma vagamente solenne grazie a ‘imponenti’ note di chitarra, mentre “Pan & Syrinx” offre un breve, esclusivo intermezzo come introduzione di “Gift of Life”, pacata e meditativa all’inizio ma in crescendo incalzante e intenso fino al finale energico e impetuoso. Nella successiva “Orpheus Dragonfly Satyr” si percepisce quindi un cambiamento di passo in direzione di una formula dark ambient decisamente pesante ed emerge con chiarezza la partecipazione di Fred Gianelli di Psychic TV al synth; poco più avanti, “Wax & Oil” rappresenta uno dei momenti più cupi e opprimenti, caratterizzata com’è da un andamento cadenzato e monocorde e da una chitarra greve che pare letteralmente incombere sulla scena, mentre il canto si trascina come portato da un mood diabolico. Menzioniamo infine la title track, il brano più lungo e impegnativo, che riassume un po’ tutte le tendenze e le attitudini presenti nell’album per arrivare a una conclusione sì teatrale e drammatica ma anche estremamente coinvolgente.
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