I londinesi Black Angel sono fra i più autorevoli e credibili appartenenti alla genìa votata alla reiterazione del classico verbo sisteriano, allargando la propria concezione fino ad abbracciare “Floodland” e “Vision Thing”, senza pertanto limitarsi al fondamentale “First and Last…”. Lascivious è il quinto disco per Vowles/Landis e va a consolidare una crescita costante, dall’ancor acerbo “The Widow” ad oggi sono trascorsi solo quattro anni, il ritmo sostenuto delle pubblicazioni non ha mostrato però segni di cedimento o di stanchezza alcuni. Ed una gran bella canzone come “Want”, con i suoi riferimenti marcati all’era “Floodland” è episodio che chi apprezza questo suono non dovrà né potrà fuggire, il suono, le voci (con l’ospite Maneesha Jones ad impreziosire la trama) ogni singolo elemento rimanda a quell’epoca precisa. Introduce Lascivious la scandita “Killer”, un episodio veloce che con la conclusiva “The Last Dance” consolida la posizione dei BA nel novero dei rappresentanti del brit goth più irriducibile, apportandovi nuova forza e fresco spirito. Il solco della consuetudine viene rafforzato dall’altro singolo, “Black Velvet Amphetamine”, con chitarra/basso/batteria (elettronica of course) a creare un tutt’uno coinvolgente con la voce, un lento cadenzato da dance floor goth. “She’s my suicide” palesa sorprendenti assonanze con lo stile dei nostri Der Himmel, atmosfera, suono, approccio espositivo stabiliscono un inedito collegamento fra la Britannia ed il lembo estremo del NE. “Ticking a clock” tiene fede al titolo, enigmatico come lo scorrere inesorabile del Tempo, tiene l’ascoltatore in precario equilibrio sul filo che, spezzandosi, lo trascinerebbe alla follia. Il basso scava nei sentimenti come la pala del vespillone che affonda nell’olente zolla dello spoglio Camposanto di campagna, “Bite it” s’avvale di un giro melodico accattivante, la title-track è guidata da un basso solido ed incorpora elementi della scrittura crepuscolare cara ai Bauhaus e risolvendosi nell’episodio più oscuro dell’intera opera, mente “Dirty little secret” scioglie le briglie in una carica travolgente. L’ultimo ballo, la citata “The last Dance”, manifesto del brit goth mercuriale, l’apparente spigliatezza cela sentimenti ben più profondi, pone il degno suggello ad un disco eccellente.

Matt Vowles: strumenti e produzione 

Corey Landis: voce 

Maneesha Jones: voce addizionale