Bret Easton Ellis torna nelle nostre case con la prepotenza dell’autore che non deve più dimostrare nulla a nessuno. La cosa bella è che lo scrittore di opere assolute come American Psycho e Glamorama, giusto per citarne un paio, ha molti conti in sospeso con se stesso: è la convinzione che mi sono fatto leggendo la sua opera di biopic fiction Le Schegge che narra la vita del giovane Bret nella folle Los Angeles, durante l’ultimo anno del liceo, il 1980. Assieme a lui gli amici di sempre, Thom, Susan, Debbie, Matt e tutto il campionario di farmaci e sostanze che creano dipendenza.

La vita sregolata e quella tranquillità economica che solo la ricchezza è in grado di garantire, vengono devastate dall’arrivo di un novo, splendido ragazzo: Robert Mallory. Il suo passato turbolento e la sua immagine, solo in apparenza rassicurante, sono solo ben visibili agli occhi del futuro scrittore di Meno di Zero -forse sono un parto della sua immaginazione?-: non per i suoi amici.
Ed intanto a Los Angeles una setta comincia a seminare irrequietudine ed un pericoloso serial killer, Il Pescatore a Strascico, miete le sue vittime mettendo in atto un teatro dell’orrore a base di mutilazioni e body modification con innesti di parti anatomiche di animali domestici.
Chi è realmente Robert Mallory? È forse un serial killer? O è forse Bret che come il Patrick Bateman di American Psycho, si immagina quello che in realtà non é?
La storia è molto avvincente, ed ogni singola pagina è in grado di donare una forte emozione al lettore, in uno spettrogramma di sensazioni scorrette, contrastanti e disturbanti che vanno oltre a quello che raccontano.
Le Schegge è un dannato romanzo di formazione, senza età, decontestualizzato dal tempo in cui è ambientato, in grado di essere letto e gustato sotto diversi punti di vista, secondo differenti strati. Crescere, diventare adulti ma essere anche adulti non è una cosa piacevole e soprattutto non è facile: per questo Bret cerca di sprofondare la sua mente in un oblio indotto da farmaci, tranquillanti e droga, per imporsi di non vivere troppo le emozioni legate alla crescita, al conoscere e al sapere. Ma i demoni sono sempre dietro all’angolo e se riguardano l’arte, nel caso di Bret la scrittura, la lotta per non farli trionfare è impari e chi accetta la sfida è destinato alla sconfitta. Quindi alla fine dove è il confine tra finzione e realtà?
Leggere Le Schegge è come bere un calice del miglior vino, imponendosi di gustarlo lentamente per assaporarlo in ogni sua sfaccettatura, ma si finisce per diventarne voraci, dipendenti. Ed ogni volta che si appoggia il bicchiere se ne sente la mancanza.
Arrivati alla fine si ha la consapevolezza di avere goduto di un’esperienza che sarà pressoché impossibile provare nuovamente.
Se non vi fidate delle mie parole, leggete almeno le 20 pp dell’introduzione e poi ditemi se sarete in grado di lasciare questo romanzo in libreria.
Le Schegge potrebbe essere un nuovo inizio per Ellis: di certo è il romanzo dell’anno che consacra una delle penne più influenti e una delle menti più libere della letteratura contemporanea.

Bret Easton Elli Le Schegge Einaudi Editore 752 pp.