Riedizione aggiornata ed implementata dell’edizione pubblicata nel 1996, Death Mix rappresenta ben più della solita operazione di remix, anche considerando l’importanza assunta nel tempo da queste canzoni, inscindibili dalla figura di Rozz Williams del quale, mentre sto compilando la presente, ricorrerà (la commemorazione all’atto della pubblicazione sarà già trascorsa) il sessantesimo anniversario della nascita. Pesano i titoli, con “Only Theatre of Pain” che assomma sei titoli (considerando due versioni, entrambe eccellenti, di “Spiritual cramp” ed altrettante di “Figurative Theatre”), da annotare la presenza di “Panic in Detroit” e di “Down in the Park”, con “Venus in Furs” determinanti nel delineare il percorso artistico di R. Williams. E se il “Kill Shelter remix” di “Spectre” accentua i bpm, “Romeo’s distress (Bloodstone 2022 mix)” si mostra ossequiosa nei confronti dell’originale; chi invece libera la fantasia, le proprie pulsioni, lo fa con risultati a volte sorprendenti (il calco depechemodiano del “Creux Lies mix” di “Spiritual cramp”, bella anche la versione de Electric Hellfire Club”). I maestri Laibach e Die Krupps non si limitano a svolgere con perizia il compito loro assegnato (magistrale e personale il “The Zend-Abvesta mix” di “The Angels” curato dagli sloveni), “Death Wish” affidata ai danesi Birmingham 6 non può competere con l’originale, anche se ne fornisce una riscrittura interessante (ma i Solitude Aeturnus la fecero davvero propria). Non una operazione nostalgica, canzoni che furono fondamentali per la definizione di un vero e proprio genere. Rinnovato anche l’artwork (disegno originale di Rozz Williams).