Sembra che qui non succeda mai niente e invece anche nella nostra “ridente necropoli” (cit. Ugo Pierri, poeta triestino irriverente) c’è un underground piuttosto attivo, animato da gruppi che organizzano serate musicali di qualità, sia live che dj set.

Uno di questi, In Grind We Trst, il cui nucleo è formato da Mili, Robbie e Angi + due fonici, Enrico e Serpiko, è un collettivo che proviene dalla realtà di Trieste Hard Core e promuove eventi di musica estrema portando “molto rumore e bambole senza arti, in una città che multerebbe pure il ronzio di una mosca e a cui piacciono le bambole intere.”

Caustici a ragion veduta, IGWT rispondono con gentilezza e ironia alle mie domande e ascoltandoli mi dico che, sì, anche in un momento storico complicato e buio come questo, c’è ancora speranza.

 

LV – Innanzi tutto, grazie per aver accettato l’intervista. Dopo aver partecipato a qualche Noise Wagon (rassegna di concerti + dj set che si svolge in Volumi, n.d.r.) davvero entusiasmante – per me che amo la darkwave il terzo, in collaborazione con The Moonlight Society  di EleNoir, è stato davvero super, una serata come a Trieste se ne vedono poche, che mi ha permesso di sentire dal vivo They Die (qui l’intervista) e Horror Vacui (qui l’intervista) – sono contentissima di poter scoprire qualcosa in più su di voi. Dunque, per prima cosa, vi chiedo: cosa vi ha spinto a imbarcarvi in questa avventura?

Credits: Max Pretto Photo

 

IGWT – Siamo un collettivo diy (“do it yourself”) e no profit. Vogliamo creare uno spazio di espressione dove, almeno per un po’, si possono abbandonare i ruoli della società nei quali ci si trova costretti nella vita quotidiana.

IGWT nasce dal bisogno personale di condividere con gli altri la passione per la musica estrema e dal desiderio di creare situazioni accessibili a tutti, indipendentemente dalle proprie disponibilità economiche.

Trieste è la città del “no se pòl” (“non si può”) e dei bar e noi, invece, diciamo che “si può” e che non esistono solo persone che vogliono morire senza alcuno stimolo.

Ci sono anche persone creative che hanno bisogno di mezzi di catarsi come la musica e di stare assieme, a contatto l’uno con l’altro. Nel ‘pogatoio’, la saletta del Binario 9 dove torturiamo la gente, il ‘dungeon del sudore’, succede proprio questo. Si sta a contatto. Si dà modo alla passione di bruciare. Vedi, noi crediamo che non bisogna ignorare il fuoco che si ha dentro.

 

LV – Sono d’accordo, anche perché altrimenti prima o poi il fuoco trova un modo per scatenarsi e magari ti riduce in cenere… Sono d’accordo anche sul fatto che il piattume culturale al quale ci hanno abituati negli ultimi decenni ormai sia insostenibile e che non tutti vogliano spegnersi davanti a un bicchiere o a uno schermo, in solitudine. Vero è che, con i tempi che corrono, non deve essere facile rimettere in circolo certe energie… 

IGWT – Per arrivare dove siamo oggi abbiamo dovuto superare molti ostacoli ma sapevamo che piangersi addosso ai primi ‘no’ avrebbe ucciso tutto. Noi siamo un “collage” di esperienze personali durate anni nell’underground italiano, sloveno ed europeo in generale e abbiamo sentito la necessità di creare un ambiente simile anche nella nostra città, aggiungendo un tocco personale e cercando di rompere il muro che distanzia Italia e Slovenia. In Slovenia ci sono persone incredibili, con molta voglia di fare, e band che meritano di essere conosciute. E poi Mili e Angi sono balcaniche e non possono vivere senza Rakija. I Nabod!, una band di Belgrado, l’ha portata fatta in casa. È un’arma di distruzione di massa, fattuale!

Credits: Max Pretto Photo

 

LV – Uh, la Rakija! La conosco bene. Ci devo aver fatto colazione prima di un festival di poesia a Sarajevo, parecchi anni fa… Anyway, mi piace molto il vostro discorso sulla vicinanza, che riguarda i singoli ma anche i popoli e ho l’impressione che sotto IGWT ci sia un atteggiamento politico nel senso più alto del termine. Avete un ‘Manifesto’?

IGWT – Manifesto: Se manca qualcosa, costruiscitelo da solo. Non aspettare che siano gli altri a dartelo. Non bisogna avere paura dei limiti imposti da una situazione sfavorevole. Non sono vicoli ciechi ma propulsori. E se hai pochi mezzi, fregatene! Fai leva su “casi umani” simili a te e ricordati che un goccio di follia nella vita va sempre bene.

Non preoccuparti del giudizio altrui anche se la tua esistenza e il tuo modo di vivere fanno incazzare qualcuno. E tieni sempre nel cuore gli inetti come te!

Credits: Max Pretto Photo

 

LV – A occhio e croce ci separano più di una ventina d’anni, eppure siamo d’accordo anche su questo. Comincio a preoccuparmi della mia presunta maturità… Scherzi a parte, in una città come Trieste mancava da tempo uno spazio di aggregazione per la musica live non mainstream: come vi organizzate per portare avanti questo impegno?

IGWT – Innanzi tutto bisogna inquadrare Trieste come una città ai confini d’Italia, quindi come una realtà che di per sé si trova ai margini. Gli spazi dove fare concerti – soprattutto a prezzi popolari, per le tasche di tutti – sono molto pochi e li abbiamo scoperti a fatica durante la nostra esperienza con TSHC.

Robbie e Angi passavano ore e ore ogni giorno a perlustrare qualsiasi buco possibile, anche il più improbabile. Era molto stressante. Sbattersi tanto, però, alla fine ha valso la pena. Un giorno, per caso, abbiamo trovato il Binario 9 e la disponibilità immensa di Chris e Giulio. Siamo stati accolti senza pregiudizi, stabilendo una fratellanza.

Dedichiamo un sacco di tempo a questo impegno, investiamo denaro personale e usiamo i social per la promozione. Mili fa le grafiche, Angi gli artwork, Robbie invece è bravissimo a spingere l’evento sui vari mezzi di comunicazione. Facciamo del nostro meglio per far crescere la nostra iniziativa e non lasciarla al caso. Chiaro che senza le persone che credono in noi non sarebbe possibile. La presenza di chi viene e sostiene è importantissima. Quindi: grazie a voi!

 

LV – All’inizio della nostra chiacchierata ho citato il Noise wagon Vol. 3 perché, come dicevo, è stata una super serata di musica punk, post punk e goth. Mi raccontate come è nata la collaborazione con The Moonlight Society di EleNoir?

IGWT –  I collettivi dal basso triestini comunicano tra loro in modo da non sovrapporsi con le serate, ove possibile. Avevamo notato che quel giorno EleNoir aveva in programma un evento. Abbiamo unito le forze e ci è venuta l’idea di chiamare gli Horror Vacui, che sono apprezzati sia nel mondo goth che in quello punk, costruendo poi tutta la serata sul binomio goth + punk con They Die (post punk/goth), Sranje (punk) e L’infamia (punk).

Abbiamo contattato anche Greta Fila, AKA Alfa Sculture, che ha portato le sue opere ‘tra vita e morte’, ispirate a Castaneda.

Come avrai visto, alle nostre serate c’è spazio per l’arte a trecentosessanta gradi, fotografia compresa.

Tu quella sera hai conosciuto Ottavio Bisiani, che faceva foto ai punk triestini degli anni Ottanta e di questi scatti recentemente ha fatto pure una mostra, ma da noi viene anche Max Pretto, un grande, che ci segue per piacere personale e coglie sempre momenti magici, come durante il live di quelle leggende dei Ðornata. Insomma, uno spazio di condivisione non deve avere limiti espressivi, deve dare alle persone la possibilità di scomporre e ricomporre i pezzi in totale libertà.

 

LV – A proposito di pezzi, un’ultima domanda: come funziona la faccenda delle bambole che si vedono qui e là alle vostre serate?

IGWT – A inizio serata le bambole sono sempre intere, poi finiscono nel pogo e come in un gesto estremo dadaista e bellmeriano vengono scomposte e ricomposte a piacimento. Ma, attenzione: qualche braccio potrebbe finire nel vostro bicchiere.

Credits: Enrico Perusin

 

LV – Grazie IGWT, per la vostra disponibilità e per tutto l’impegno che ci mettete.

IGWT – Grazie a te, Lisa, per dedicarci spazio e per sostenerci sempre!