Romano, già founding member dei Lento, una solida carriera da ingegnere del suono e produttore alle spalle (Ufomammut, ZU, Cindytalk, pubblicazioni per Neurot, Ipecac…), Lorenzo Stecconi realizza il suo solo debut Ambula ab Intra movendosi con agio nei territori dai confini indefinibili individuati genericamente come ambient. Lo fa con quattro composizioni introdotte dal brano che porta il significativo titolo di “End of a dream”, un monito, perché il percorso che affronteremo insieme riserverà prove maiuscole, e richiederà impegno e coraggio, al bando sogni ed illusioni. Un flusso sonoro continuo realizzato col solo uso del suo strumento di elezione, la chitarra elettrica, ondate di droni che s’impossessano di tutto lo spazio disponibile, alle quali difficile è resistere, se non si possiede lo spirito adatto. L’attacco possente di “Salt of Harsthorn”, quel suono minaccioso che cala dal cielo nero, polvere di ferro che s’aggruma e colpisce con violenza il viandante, ennesimo Randolph Carter smarritosi nella ricerca del personale Kadath. Il senso del cammino (cammina dentro te stesso) trova poi suo compimento nella finale “The Oneironautics”, la quale raccoglie i semi dell’esperienze maturate, i colori e le immagini: i lucidi sognatori che esplorano terre meravigliose ed incontrano popolazioni e città che solo la più fervida e coltivata delle immaginazioni, della fantasia, può realizzare. Un’opera riuscita, grazie sopra tutto alla perizia ed all’Arte che Stecconi adopra con grande misura. Le soglie dell’ignoto, ad un passo da noi.