Giunsi in colpevole ritardo, e mi perdetti l’esibizione di Milena Medu, apertura (ma meritava un altro slot) di Still We Dark III, e mi ripromisi di approfondire l’ascolto di I see you, eppì che segue di due anni quasi esatti il precedente (medesimo formato) “M” da noi ben accolto. Quattro brani più una reprise che ci introducono ulteriormente nel piccolo mondo della raffinata cantautrice (e produttrice) romana, le qualità autoriali della quale meriterebbero ben altro risalto. Le belle tessiture di “Man gone” (essa è l’oggetto della ripresa che chiude presentando caratteri affini a Sylvian) evidenziano una scrittura densa, partecipata, coinvolgente, in linea con le linee tematiche che caratterizzano il disco. Mi soffermo vieppiù sull’opportuna dimensione scelta, meglio condensare le produzioni in pochi atti, che ampliare la proposta andando a scivolare nell’ignavia di un pubblico poco aduso a concedersi alla pazienza. La tensione narrativa resta alta, la title-track gioca da enigmatica ninna-nanna, “Fiume” cantata in italiano avvicina la Medu a Carla Bissi/Alice, collega usa a collaborazioni importanti. “Be fair to your body” è una canzone che merita l’ingresso nelle playlist delle emittenti che contano (e che s’affaccendano a ben altro, pur troppo, ma ci sono piccole realtà…), arrangiamento essenziale ma assai fine e voce che rende l’esatta misura della bravura di Milena. Intimità e raccoglimento.