Lingua Ignota ha concluso il suo compito e, ora, viene sostituita da Reverend Kristin Michael Hayter: stiamo parlando, naturalmente, di Kristin Hayter, un’artista che abbiamo scoperto nel 2017 con l’album Let The Evil Of His Own Lips Cover Him e seguiamo, da allora, con il massimo interesse. Nei lavori della Hayter, come si sa, c’è molto di lei e delle sue drammatiche esperienze, che si sono trasformate in musica forte, per non dire travolgente, veicolo di emozioni e sofferenze e, al tempo stesso, espressione di rabbia, disobbedienza, resistenza. Il nuovo disco SAVED!, uscito, appunto, con il moniker Reverend Kristin Michael Hayter, segna una svolta, si potrebbe dire LA svolta: la ricerca si sposta su altre forme che attestano, come lei stessa ha ammesso, il superamento dei suoi ‘fantasmi’ e, forse, una rinascita e una nuova partenza, stavolta da una sorta di conversione. Gli undici brani che compongono l’album trattano, infatti, temi religiosi e, optando per arrangiamenti più lineari, spesso dal sapore folk, sembrano richiamarsi alla tradizione degli inni o, comunque, dei classici canti sacri. La voce mantiene tutto il suo pathos e le tonalità oscure di Lingua Ignota emergono, qua e là, proprio nella vocalità, anche se il clima è molto diverso. E non solo quello: per esempio, l’opener “I’m Getting Out While I Can” inaugura il lotto in una sorprendente modalità lo-fi e il piano si limita ad accompagnare il canto – pur sempre inconfondibile e potente! – come durante un rito religioso, rompendo tuttavia lo schema nell’inatteso finale. Il secondo brano, “All Of My Friends Are Going To Hell”, è eseguito da Hayter con una formula vagamente blues e, come d’abitudine, a voce spiegata – anche un po’ sgangheratamente, a dire il vero – con poche note di piano sullo sfondo: il video ufficiale, da vedere assolutamente, mostra il suo percorso verso uno specchio d’acqua che potrebbe rappresentare il battesimo o, in ogni caso, una sorta di redenzione che forse la aiuterà ad essere salvata. Quindi, mentre “There Is Power In The Blood” esplora brevemente la dimensione del coro gospel, “Idumea” apre uno scenario ben più cupo dove la voluta asimmetria suggerisce, più che la salvezza, il dolore causato dall’incapacità di adeguarsi o, semplicemente, di armonizzare nella coralità; “I Will Be With You Always” è la versione della reverenda Hayter di una ballata alla Nick Cave. “Precious Lord Take My Hand” ci trasporta sorprendentemente nel Far West ma è “May This Comfort And Protect You” che, con la sua melodia elementare e la patina d’altri tempi, evoca un contesto talmente ‘parrocchiale’ che l’esordio disturbante di “The Poor Wayfaring Stranger” – uno degli episodi più significativi per pathos ed emozione – prende letteralmente alla sprovvista. Delle restanti tracce, ci limitiamo a menzionare la conclusiva “How Can I Keep From Singing”, canto religioso che, in verità, sembra mostrare delle ‘crepe’ nella presunta serenità del contesto: dopo i primi minuti trapela infatti il tormento che ben conosciamo e si odono in sottofondo pianti e grida così strazianti da lasciare turbati e tristissimi.