Recensisco con colpevole ritardo la seconda pubblicazione lunga dei SilentLie, a mia parziale discolpa inserisco nel faldone difensivo il breve articolo che dedicai al singolo (e relativo video), “Something to remember” (giugno 2022). 

Il primo impatto, la copertina, l’approccio fisico ad una pubblicazione concreta e non liquida che non può scindere dalla sua confezione, caratterizzata dalle belle illustrazioni opera della cantante Giorgia Sacco Taz. Il disegno della cover, sormontato dal logo del complesso, rimanda ad un gotico alleggerito nei tratti che paiono ricacciare indietro il buio, quasi ad introdurre i temi sonori che non indulgono mai su toni gravi e pesanti. Un suono che è nitido, esaltato da una produzione di buon livello, ben bilanciato, ogni strumento si sente perfettamente, d’altronde il missaggio è stato affidato a Dave Hagen, nome noto per aver i Mastedon (e gli Evanescence sicuramente, vado un po’ a memoria) tra i suoi clienti.  

Undici brani, tutti originali, collocabili nel vasto alveo dell’heavy rock darkeggiante e non ad un genere definito (no, non è un disco di gothic metal), ove a prevalere è la componente passionale, sensazione rinfrancata dalla prova vocale, essendo Giorgia Sacco Taz un’interprete assai naturale, personale; fa buon uso del suo strumento, senza ricalcare (come fanno troppe sue colleghe) un modello ben definito. Lo scrissi in passato, lo ribadisco, non è una sirena nordica. Il comparto strumentale mostra ottime qualità, ancor più rimarchevole se consideriamo che trattasi di musicisti che dedicano alla loro Arte il tempo residuo che la quotidianità concede loro. La chitarra di Luigi Pressacco (all’opera anche sull’ultimo, da noi ovviamente recensito, My Mannequin), porta i segni di ascolti non limitati ad ambiti circoscritti, la sezione ritmica è assai affiatata ed affidabile (Davide Sportiello ed Andrea Piergianni sono elementi esperti), l’uso delle tastiere è sempre funzionale al brano ed all’effetto che deve apportare ad esso. Ma è quanto si percepisce, avendo l’occasione di parlarne con essi, che più incide sul giudizio complessivo che ad Equilibrium si attribuirà: qui non vi sono attitudine o pose, v’è tanta passione. Credere in ciò che si fa. Non è assolutamente scontato. 

Eppoi ci sono (altro fattore per nulla scontato), le canzoni: l’opener “Divided” assolve perfettamente al suo compito, una traccia dinamica che a metà del suo percorso s’irrigidisce assumendo toni severi smorzati dall’intervento delle tastiere, liberando nel finale chitarre veementi. Il contrasto tra bene e male, la ricerca dell’equilibrio, il tema lirico dell’opera non è originale ma i testi sono trattati con attenzione. “Something to remember” già analizzata in passato è il singolone perfetto nel suo miscelare melodia ed irruenza, un brano che, come “Taste of solitude” ed altri, presidia l’ala moderna del genere. La semi-lenta “The one who disappears” fa sfoggio di chitarre rispettose nei confronti di Tony Iommi senza essere deferenti ed un substrato strumentale ben articolato, “Equilibrium”, non solo perché attribuisce al disco il nome, è l’episodio centrale, la prova collettiva che rafforza il contesto preparandoci per la parte finale, “Hysteria”, consentitemelo, anche dopo ripetuti ascolti non mi convince, forse per i ritmi troppo sostenuti (è l’età…). In tema di approccio “moderno”, la ballatona “The Others”, striata di una cupa disperazione che l’interpretazione vocale acuisce ben sostenuta dagli strumenti; nel finale libera le ansie consegnandoci all’epilogo, ad una “World upside down” solenne e cerimoniosa. I see your world in ashes. 

Pubblicato nel 2022, verissimo, ma un bel disco rimane tale, anche a distanza di anni. 

 

Per informazioni: https://www.facebook.com/silentlieband
Web: https://www.rockshots.eu/