Still We Dark III – Trieste 28/10/2023

Terza edizione dello showcase (insisto ad usare questo termine anche se assolutamente improprio semplicemente perché mi va di farlo) che riunisce nella stessa serata più complessi appartenenti al roster dell’organizzatrice MOLD Records (che condivide l’iniziativa con The Moonlight Society e con l’Associazione Never In) oltre, come nel caso della precedente edizione tenutasi nel febbraio scorso (quella della volpe sulla strada del rientro), ad ospiti esterni, questa sera rappresentati dagli sloveni Lilith Cage e dai Velvet Vega, per questi ultimi SWD rappresenta la quart’ultima tappa di un tour che vedrà esibire i loro talenti pure in Germania ed in Francia. 

Non essendo ormai il tempismo una mia preminenza, giungo sul luogo del delitto che Milena Medu ha ahimè già consumato il suo slot, di Lei già scrissi a proposito dell’ep “M” del 2021, e per far tacere il rimorso, mi prometto d’indagare a fondo il più recente “I see you”. Il palco è occupato dai Lilith Cage che, considerando la loro proposta, aderente alla new wave/dark classicamente Ottantiana, avrebbero dovuto collocarsi in apertura di evento. Un approccio totale, ineccepibile ad uno stile che rispetto agli altri insiemi coinvolti suona assai datato, l’esecuzione è lineare, piacevolissimi all’ascolto ma al termine della serata di loro rimane solo un pallido ricordo. Merito, puntualizzo, di chi li ha seguiti nell’ordine della scaletta, non de-merito loro.  

I Der Himmel proseguono nell’opera di ri-definizione del loro suono, non è mutato (in parte) solo il nome, il quartetto ha intrapreso con determinazione la strada del rinnovamento mantenendosi però fedele ad uno stile definito e sempre più unico, il loro, l’appropriazione personalissima di “Alice’s House” dei The Psychedelic Furs lo dimostra chiaramente. L’elemento live è ad essi congeniale, coinvolgono, assorbono, proiettano su di essi ogni pulsione. Un suono potente e stratificato, batteria e basso devastanti, personalità distinte ma unite a formare un collettivo inscalfibile ove ogni ruolo concorre al risultato finale. Ed un repertorio inattaccabile. Post punk, death rock, sono solo etichette che oggi non ha più senso utilizzare singolarmente, ma solo in un ambito più articolato. Pubblicheranno un nuovo disco di rielaborazioni ed inediti, spetta ora alla loro etichetta promuoverli a dovere, è non procrastinabile, i Der Himmel esigono una grande produzione e di palchi adeguati, magari aprendo ad eventi importanti, accontentarsi di un paio di video è da omicidio. Chiudo rubando a Claudio Sorge: i Der Himmel non fanno musica “per fighetti neo new wave” (nello specifico il Maestro si riferiva ai False Fed). 

Velvet Vega, duo di Livorno prossimo alla pubblicazione, sempre per Swiss Dark Nights, del loro secondo albo “We’ll never get back” seguito dell’apprezzato esordio (da noi recensito da Mrs. Lovett) “Collapsing” del 2018. Chiara Lucarelli e Francesco Sorgente fanno tesoro di una personalità spiccata e di ottime doti compositive/performative, avrebbero meritato un suono decisamente migliore che avrebbe reso il loro set ben più incisivo. Electro dark wave fredda come un soffio di vento che si insinua tra le fila di severi palazzoni di grigio cemento, ritmica squadrata, squarci di chitarra su tappeti di tastiere e voce ben impostata cementano un’intesa che si è consolidata sul palco, brani collaudati e presenza scenica sono elementi che attestano la loro bravura. Grandi potenzialità in divenire. 

Chiudono come di prassi (così fu per le due precedenti edizioni) i Sun’s Spectrum freschi di firma per Cold Transmission, album in uscita a breve dal titolo “The silence after the fall”, dal quale traggono il singolone “God is a Machine”, perfettamente incastonato nella sequela di brani ormai classici che vanno a formare una scaletta inattaccabile. Devono ora giocare, fino in fondo, una carta importante, concessa a pochi sopra tutto se provenienti dalla nostra Regione, possiedono tutto, doti, qualità, presenza, cura per l’immagine (le loro grafiche sono fra le più incisive), canzoni dall’appeal indiscutibile (e che, sporcate dal vivo, mostrano nervi e cuore) adatte all’airplay radiofonico. Non aggiungo altro, palchi ben più importanti (senza nulla togliere a SWD) li attendono. 

Epilogo affidato al dj set di The Moonlight Society, ma si è fatto tardi, sono un anziano ed ho altro da sbrigare. Nello specifico, che la memoria non aiuta, in primis ricuperare l’automobile parcheggiata opportunamente all’ingresso del locale Camposanto (che non ricordo dov’è…).  

Photo: The Moonlight Society
Photo: The Moonlight Society
Photo: The Moonlight Society
Photo: The Moonlight Society
Photo: The Moonlight Society

Essendo noto che le mie fotografie sono orribili, vi rimando alla pagina di The Moonlight Society per l’esaustiva galleria, ringrazio Nora EleNoir Biondi per la gentile concessione.

facebook.com/MoonlightSociety

Hadrianus:
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