Creatura misantropica che ha sede nel New England, Massachussets per onore di precisione, Forever Autumn è un insieme ristretto costituito dalle enigmatiche figure di Autumn Ni Dubhghaill, strumenti e raggelanti voci e Jon McGrath, capace di trarre dal suo violoncello note che s’aggrumano in suoni misteriosi (in “Incense and deer skulls” udirete il bramito proprio del cervo!). Un approccio incondizionatamente black, se non nella forma sicuramente nella visione, che si sviluppa in cinque tracce che assommano una durata relativamente breve (non si raggiunge la mezz’ora), tra la folle scheggia sanguinante “Death Folk” (meno di sessanta deliranti secondi) e la lunga “Dried herbs in water” di oltre nove minuti. Rituali occulti essi richiamano (la citata “Incense and…” è esemplare, il suono è prosciugato, rintocchi e rantoli, l’atmosfera richiama le cerimonie iniziatiche dei nativi, ma vive anche di antiche vestigia risalenti ai popoli siberiani. Si vaga nel gelo immoto dell’inverno artico, accompagnati dal canto di Autumn e dal lamento del violoncello di McGrath, alla ricerca d’una improbabile salvezza. In “The Forest and the Nyght” appare Aaron Stainthorpe a sostenere Autumn, rafforzando il laccio che stringe FA ai Maestri britannici My Dying Bride, una nota autorevole che suggella un disco riservato ad un pubblico di selezionati appassionati, mentre la bella e riuscita “Under shadows of Annwn” è la melanconia ad accompagnare l’unico episodio che s’apre ad una composta melodia. La produzione di Crowned in Skulls è assai curata, rendendo perfettamente il senso sacrale del quale quest’opera prende legittimo possesso.

PS: i Forever Autumn operano dal 2000 ed hanno all’attivo, oltre a singoli ed ep, quattro full-length pubblicati tra il 2008 ed il 2019.