Attivi dal 2016, gli Headstone Brigade di Seattle si sono conquistati un posto nella scena più oscura, coniugando canoni folk e atmosfere dark, con melodie generalmente tristi e meditative e l’uso sapiente di strumenti della tradizione; oltre a questo, testi introspettivi dai risvolti esoterici appaiono avvolti in simbolismi e metafore, narrano storie di perdita, amore perduto e connessione con il soprannaturale. Le sonorità del gruppo sembrano provenire dalle tenebre della notte e diffondersi come sussurri in antichi boschi e radure, la chitarra acustica evoca immagini di leggende dimenticate e rituali ancestrali mentre percussioni leggere scandiscono il passo di viaggi misteriosi attraverso cupe terre. Le voci emergono simili a lamenti da un’altra era, trasmettendo un senso di nostalgia per un’epoca lontana. E’ uscito quest’anno il loro lavoro Victory & Defeat e i dieci brani che lo compongono rispecchiano interamente le suddette caratteristiche. Vediamo di che si tratta: esordisce con inquietanti suoni ambientali l’opener “Above Their Dreamless Sleep” e poi fosche note di piano e glockenspiel contribuiscono alla natura sinistra del contesto, cui l’oscura parte vocale si adegua alla perfezione. Subito dopo, la bella title track si orienta verso un dark folk corale dal sapore popolare e il mood persiste in “The Hammer & The Nail”, che, nonostante l’atmosfera decisamente tenebrosa, sembra richiamare una sorta di danza campestre; in “Didn’t Give Enough” piano, archi e armonica tratteggiano uno scenario tristissimo ma intrigante al tempo stesso. Poco più avanti, troviamo però una delle tracce più impegnative e lunghe, “The Flooded Mausoleum”, che alterna pesanti passaggi ambient – se non addirittura ‘cosmici’, come all’inizio – a oscure sequenze gotiche, mentre il canto si limita a un arcano spoken word: nella seconda parte colpisce il suono della fisarmonica che ricollega il paesaggio alla sua sostanza folk. Dei brani rimanenti menzioniamo “Samhain Reign”, degna celebrazione della festività celtica con tutti gli ingredienti del caso, inclusa l’efficace ritmica tribale e la conclusiva “As Mother to Sun”, una ballata folk melodica a doppia voce che chiude con tonalità solenni ma anche un po’ nostalgiche un album di grande interesse.