La nomina di Hrudja a “disco italiano del mese” da parte di una conosciuta e diffusa rivista musicale mi stupì, ma il giorno seguente fui io stesso a meravigliarmi (vergognarmi?) di quella mia prima, immediata e parziale impressione. Perché è solo uno dei tanti, dovuti e legittimi riconoscimenti che il valore dell’opera merita.

Lo vidi sul palco di SUNS Europe, edizione 2022, manifestazione che è cresciuta nelle dimensioni e nell’esposizione mantenendo, anzi approfondendo l’attenzione nei confronti di Artisti capaci di fornire una visione ampia della usuale narrativa pop o rock codificata oppure meticciata in misura variabile a seconda della natura di questi. Merito di una visione illuminata, quella dei suoi promotori, che analoghe manifestazioni istituzionalizzate non possiedono, ingessate da regole e convenzioni. Un nome? Daniela Pes (SUNS 2021), spirito affine a Massimo (e “Spira” è da collocare accanto a Hrudja).

Chiedo perdono per queste mie diversioni. Quando percorro un sentiero so già in partenza che non seguirò il tracciato che mi ero proposto. M’imbatto sempre in qualcosa che mi offre la scusa per sostare, cambiare passo ovvero cammino. Anche quando ascolto un disco, soprattutto quando ascolto un’opera come Hrudja. Gratto via la crosta della pianificazione, di quel contratto che stabiliamo tacitamente con noi stessi quando intraprendiamo una attività, qualsiasi sia la sua natura ed il suo portato. E lascio scorrere il fluido trattenuto da essa, dalla croste. Dalla gruse (corsivo utilizzato per rafforzare) che deriva dal germanico “hrudija”.

Andrea Ioime, amico e penna acuta, depositario di una Cultura musicale (e non solo!) ben più vasta ed articolata del sottoscritto, confessò che quella stessa sera, alle prime parole e note di Massimo, ebbe la sensazione, quel primo decisivo impulso, di trovarsi al cospetto di qualcosa (l’impatto iniziale è sempre indefinito, la materia verrà individuata con precisione poi) di importante, di autenticamente diverso. Non è esercizio facile, perché siamo sì allenati ad un ascolto che non si limita ad un unico genere, ma sovente ci rifugiamo spesso nel comodo conosciuto ad onta della terra incognita da esplorare. E Hrudja non inventa nuovi alfabeti pop(perché questo pop possiede una sua intrinseca nobiltà), li elabora però trovando nella sua sensibilità la forma espressiva più coerente. Raccontare la Vita astraendo forme e strumenti.

La Carnia. Ovvero le Carnie, una per ogni borgo, una per ogni vallata. La Carnia che oggi è garante del futuro del Friuli intiero. Che ha ereditato sapienze e gesti millenari ed ha saputo trattenerli senza recluderli a fenomeno di folclore. La voce di Massimo è il suo strumento, il cjargnel è il mezzo che adopra per trasferire il suo sentire, intenso e potente. Titoli formati da una parola, spesso due sole sillabe. Ed il suono. Il battito di “Jevâ”, levarsi, alzarsi all’alba per un altro giorno di fatica. “Nijò” che è nulla e tutto. “Dulà vastu, nono?”. Quante volte ho chiesto al nonno “dove vai?”. Allora lui mi caricava su le stangje, sulla stanga della bicicletta, e via pei campi o da suo fratello, barbe Checo. E suo nonno che gli rispondeva “in nijò”, da nessuna parte, perché avere, fissare una meta non è necessario. Tanto più in una Terra d’emigrazione, quando una destinazione ce l’avevi, forse, ma era ignoto quello che vi avresti trovato. Cramâr, ambulante, che se non fa fortuna muta in cramar, disgraziato. Un solo accento che sntenzia un destino avverso. La delicata “Colà”, “cadere”, caratterizzata da un finissimo intreccio strumentale in discreto crescendo, che all’improvviso si interrompe, si spezza, cade appunto e, riandando indietro, “Šchena” che apre Hrudja introdotta da un suono cupo e minaccioso sul quale si leva una voce liturgica: una forza inaudita espressa con pochi elementi che s’uniscono, si fondono, s’amalgamano. “La fiera romp la šchena/plea l’arint”. O “Criùre”, che è il freddo, il gelo che si fa beffa delle vesti povere, che penetra le ossa, s’insinua sotto le unghie, rafferma il respiro. Ma è anche la mancanza, la povertà, la tavola imbandita con poche cose. Il contrasto tra i versi e la musica che li sostiene è, ancora una volta, forte, evocativo. “Šcune”, culla, non riesco a trovare le parole. Mi sono commosso, perché nasconderlo? “Piel” ed “Algò”, queste in inglese, sono cantiche che trovano affinità nel gotico appalachiano, al Sylvian eremita, “(Grim)”, scritta così, racchiusa tra le parentesi, si accontenta di due minuti scarsi. Il grembo, ma “il grim” è anche il testardo, colui che va avanti.

E’ giovane, Silverio, conta appena trentadue anni. Ai tempi dei suoi avi, dei suoi vons, sarebbe stato già un uomo maturo. Padre e quasi nonno, sarebbe già partito da Cercivento per chissà dove, in cerca non di pallida fortuna, bensì di solide ed essenziali sicurezze.

I Valori di una Terra, di un Popolo, non sono da issare come laceri stendardi di logore ideologie. E Hrudje canta di Valori che non abbisognano né di bandiere né di proclami.

Hrudje non è più un oggetto misterioso, un articolo esotico da mettere bene in vista sulla mensola prima dell’arrivo degli ospiti, ai quali esibirlo come chissà quale trofeo. I Tempi sono mutati, cantare in inglese od in cjargnel non fa differenza (“Colà” che mischia le due lingue), quando il messaggio che queste canzoni esprimono è così forte. Radicato nella Terra che lo ha cresciuto, ma rivolto al mondo intiero. Oltre ogni steccato, oltre ogni confine. Giunti sul crinale, si scende dall’altro verso. Cosa può cambiare?

Ringrazio Andrea Ioime e Marco Stolfo.

Massimo Silverio: vôs, peraulis, bass, violoncel, guzla

Nicholas Remondino: drums, percussions, voice, synths

Manuel Volpe: bass, organ, keys

Luca Sguera: piano

Michele Anelli: double bass

Da citare anche (ma chiedo scusa a chi non c’è, colpa di una memoria che presenta qualche falla…) Leo Virgili, Giulio Venier e Davide Raciti, non presenti su Hrudje ma figure di certo determinanti nel processo di evoluzione che è confluito nel disco.

Massimo Silverio ha già pubblicato due ep, “Ø” (2021, con la traccia “Jevâ”) ed “O” (2022), quest’ultimo contiene “Criure” e “Nijo”.

Per approfondimenti:

https://www.sunseurope.com/it/