‘Antichthon’ di Unwished è gothic rock ai massimi livelli. E non c’era da aspettarsi nulla di meno dal sodalizio fra Babis Nikou e Nino Sable, polistrumentista il primo (Opened Paradise, Angel’s Arcana, Hada), vocalist d’eccezione il secondo (Aeon Sable, Melanculia), nonché autore delle liriche dell’album.

Uscito il 2 dicembre 2023 via Swiss Dark Nights, ‘Antichthon’ è uno di quei dischi praticamente perfetti, nei quali le atmosfere melanconiche sostenute da testi ricchi di rimandi simbolici si uniscono a sonorità che soddisfano gli amanti della darkwave ‘classica’ ma sono anche capaci di regalare aperture che vanno dal psychedelic rock al southern gothic folk.

Ormai sapete che taglio hanno i miei articoli e cioè che mi concentro soprattutto sull’analisi dei testi, ma questa volta partiamo dal nome del duo. Come mi ha raccontato Nino Sable, «uno dei motivi principali che ha portato Babis e me a scegliere Unwished (= Indesiderati) come nome per la nostra nuova band è che non volevamo fare i bravi ragazzi, quelli che obbediscono o fanno ciò che la gente desidera. Volevamo realizzare il miglior album possibile, compatibilmente con le nostre possibilità. Non ci importava se qualcuno l’avrebbe ascoltato, o lo ami o lo adori.»

Propendendo io verso la seconda e incuriosita oltremodo da questa scelta “dell’arte per l’arte” ma con la consapevolezza che quello che stavano componendo sarebbe stato un gran disco, sono passata alla domanda successiva, riguardante il titolo dell’album, che non è un titolo qualunque perché ‘Antichthon’[1] (= Antiterra o Seconda Terra) secondo gli antichi Greci era il pianeta gemello del nostro, la cui esistenza fu ipotizzata dal filosofo pitagorico Filolao[2].

La risposta di Nino è molto interessante e utile a contestualizzare la dualità che, come vedremo, sta alla base del disco: «Sulle prime abbiamo scelto ‘Antichthon’ come titolo di una canzone perché corrispondeva al concetto poetico che vi è contenuto. In un secondo momento abbiamo deciso di chiamare così l’intero album perché ci eravamo accorti che poteva rappresentare la nostra collaborazione. Noi viviamo in Paesi diversi (Germania e Grecia, n.d.r.); Babis abita in una  dimensione urbana mentre io sono più a contatto con la natura. Io sono un mattiniero, lui un notturno. Siamo diversi sotto molti aspetti ma quando lavoriamo insieme giriamo intorno a un centro comune, in una sfera artistica simile.»[3]

Una dualità che ricompare anche nella sequenza delle liriche, dieci in totale[4], per cui l’album pare composto da due aspetti: nelle prime sei si racconta un’esperienza d’amore terrena, nelle ultime quattro … Be’, si passa in un altro mondo.

Il ciclo si apre con “It depends”, una canzone che parla di sofferenza e di una discesa: 

You can’t see through my eyes                                    Non puoi vedere attraverso i miei occhi

You can’t breathe trough my lungs                             Non puoi respirare con i miei polmoni

you don’t know how it’s like to be                               non sai com’è trovarsi

on the bottom again.                                                   di nuovo in basso.                                                     

Tu non puoi sentire cosa sento io, non puoi vivere attraverso il mio corpo, non puoi sapere cosa si prova a ritrovarsi sul fondo dell’esistenza quando, ormai, sei stato tradito:

Around me everything is white                                   Intorno a me ogni cosa è bianca

I’m blinded by such bright light                                 Sono accecato da una sorta di luce brillante

the snake keeps me awake                                          la serpe mi tiene sveglio

I’m on the bottom again                                             Sono di nuovo sul fondo.

La nostra vita era una Danza delle Ombre – “Shadow Dance” – nella quale tu e io ci incontravamo come fantasmi nella nebbia. Nessuno dei due era reale, eravamo delle ombre che di giorno cercavano una via e di notte giocavano sporco.

Back in the ruins today                                                Fra le macerie oggi

yes in the ruins we found the only way                        Sì, è l’unico modo che abbiamo trovato                        

to return – to the shadow (dance)                               per tornare (alla danza) delle ombre

 

in the shadows – I lift my soul                                    nell’ombra – sollevo la mia anima

Ombre che danzano e ricordi che riaffiorano nella terza canzone: “Key to my heart”. Qui il “fuoco freddo” di una nostalgia carica di sofferenza, prende il sopravvento, anche grazie a un tappeto sonoro tipicamente coldwave:

And I remember the fire                                              E ricordo il fuoco

that burned a hole in my chest                                    che scavò un buco nel mio petto

never to be repaired again                                          che non si sarebbe più chiuso

forever you are holding                                               per sempre tu avrai

 

You are holding                                                            Tu avrai

the key to my heart                                                       la chiave del mio cuore

Un cuore smarrito che in “Deep” sa di essersi perso in mezzo ai fantasmi e chiede di essere riaccolto…

Hold my hand through this fall                                    Tienimi per mano in questo autunno

and together we’ll follow – the boatman’s call             e insieme seguiremo la chiamata del

                                                                                                                                 barcaiolo

… per bruciare nell’estasi un’ultima volta.

Qui la malinconia tocca davvero il fondo e la musica, quel southern gothic folk di cui vi parlavo all’inizio, non fa che sottolineare l’immensa desolazione della voce.

Se chiudete gli occhi vi sembrerà di vedere una figura ripiegata su se stessa che attraversa uno sconfinato deserto sotto l’occhio freddo della luna mentre la sua anima scende sempre più in basso.

“Deep” è una delle canzoni di ‘Antichthon’ che preferisco e quando si passa a “Between your eyes”, la traccia successiva, la sensazione della perdita è tangibile, anche se, apparentemente, la visione inizia a schiarirsi e la musica ritorna più fredda, a tratti quasi eterea.

Between your eyes                                                         In mezzo agli occhi

In the dark of my room                                                  Nel buio della mia stanza  

between the last words                                                   fra le ultime parole  

of the last noon                                                              dell’ultimo pomeriggio

we clear our glasses and                                                ci pulimmo gli occhiali e

I kissed you once                                                             io ti baciai una volta

Between your eyes                                                          In mezzo agli occhi 

Al primo bacio seguono altri due, ma sono accompagnati da un sound sempre più oscuro e alla terza strofa la voce sale e tradisce il dolore di quello che, in realtà, nonostante le rassicurazioni e l’apparente normalità dei discorsi, è stato un addio.

E, così, arriviamo alla sesta traccia, “Tropic of Despair” – “Tropico della Disperazione” – nella quale le atmosfere in crescendo di Angel’s Arcana si sentono tutte, così come la sensazione di essere arrivati a un “turning point”.

A whisper                                                                         Un sussurro

crawled up my spine                                                        strisciò lungo la mia spina dorsale

and I began to believe                                                      e io iniziai a credere

in the tropic of despair                                                     al tropico della disperazione

Quando si smette di sperare non si tenta più di restare nella menzogna, ed è allora che una luce si accende.

A candle                                                                            Un candela

takes away our bitter words                                              porta via le nostre parole più amare

from the black flame to the pond                                      dalla nera fiamma allo stagno

out of our own despair                                                      via dalla nostra disperazione

 

 

Una luce che in “Nightmares and Dreams” – settimo pianeta di questa galassia musicale che è ‘Antichthon’ – diventa un fuoco.

Comes as you are                                                               Vieni come sei

touch my skin                                                                      tocca la mia pelle

while we follow our will                                                      mentre seguiamo la nostra volontà

we let the fire in                                                                   lasciamo che il fuoco entri

(…)

Nightmares and Dreams                                                      Incubi e sogni

are we awake or in sleep?                                                   Siamo svegli o dormiamo?

Who cares?                                                                          Che importa?

As long as we are here                                                         Finché siamo qui

La sola cosa reale è che siamo vivi, il resto appartiene ai giochi della mente.

Questa è la mia canzone preferita di ‘Antichthon’ e quindi la vedo come un punto focale dell’album.  “Nightmares and Dreams” è una specie di soglia che si apre su un altro mondo e, infatti, il pezzo successivo è proprio “Antichthon”:

Where are we now?                                                         Dove siamo ora?

Star signs lost in time.                                                     Tracce di una stella perse nel tempo.

Where are we now?                                                         Dove siamo ora?

Shifting to another world.                                               Spostandoci in un altro mondo.

«Adoro il sentimento che si prova guardando film come ‘Solo gli amanti sopravvivono’» dice Nino. «Credo che questo accada quando mescoli la melanconia con la saudade[5]

Poi continua: «Tetragrammaton Vitae[6] è stata l’ultima traccia che abbiamo scritto per ‘Antichthon’. L’album era pronto e mentre Babis lo stava rieditando questa canzone è apparsa dal nulla. Per me è stato come trovare la tessera mancante di un puzzle. La traccia finale, invece, è basata su esperienze quotidiane che ho associato a un inno anticapitalista in una città come la Metropolis di Fritz Lang, dove si lavora fino alla morte (Necrone).»

Ebbene, ci ho messo due giorni buoni a capire perché queste dieci tracce risuonassero in me in modo così singolare. Sono ripartita dall’inizio più e più volte, cercando un ritmo, quindi riflettendo sui numeri, finché – tenendo sempre al centro la fiamma di Pitagora – mi è venuta in mente la Tetraktys[7] con la sua musica universale a simboleggiare l’armonia del cosmo.

 

Note:

[1]Dal greco antico Ἀντίχθων – pron. Antíkhthōn – termine composto dal prefisso ‘anti’ = opposto, contrario e da ‘chthon’ = terra.

[2]In questa antica cosmologia che prevedeva un sistema eliocentrico, l’Antichthon orbita intorno a un Fuoco Centrale e si trova esattamente dalla parte opposta rispetto alla Terra. In poche parole, rappresenta una specie di Doppelgänger del nostro pianeta.

[3]Sable usa un termine che rende bene: Artsphere.

[4]Proprio come i pianeti del cosmo pitagorico, in quanto il numero 10 era considerato simbolo di perfezione.

[5]La saudade, motivo principale del fado portoghese esprime un sentimento misto fra nostalgia, rimpianto e fatalità.

[6]Costituito da quattro consonanti, il Tetragrammaton è – come dice la parola – una sequenza di quattro lettere e nell’Antico Testamento rappresenta il nome di Dio: YHWH (Yahweh). Secondo alcune teorie il significato del Tetragrammaton è una forma verbale che indica l’esistenza, l’essere della divinità.

[7]Alcuni hanno messo in collegamento il Tetragrammaton con la Tetraktys dei Pitagorici, ovvero un triangolo equilatero formato dai primi dieci numeri interi positivi, disposti su quattro righe. La Tetraktys è perciò un quartetto la cui somma fa dieci. Il dieci era il numero che per i Pitagorici rappresentava un ordine superiore.