È uscito l’anno scorso Spiritus Sylvestris, ultimo lavoro del progetto olandese Iskandr. Se fino ad oggi la sua musica faceva parte della vasta area del black metal nordico, questo nuovo album ha segnato una svolta importante nel suo stile, che si è spostato verso una formula dark folk con momenti fortemente ritmati in alternanza con passaggi più eterei e melodici, e ha così destato la nostra attenzione. Spiritus Sylvestris, come lo stesso titolo fa presagire, rappresenta una sorta di ritorno alla natura in ogni suo aspetto, rispecchiato da atmosfere oscure e misteriose ma attraversate da intensi e drammatici bagliori che, talvolta, sembrano scontrarsi con il lato puramente bucolico del contesto, conferendogli un sentore apocalittico. Tutto questo emerge dalle prime note della title track, un esordio di poco più di un minuto che delinea uno scenario fosco e arcano. Ulteriori elementi si ricavano dalla seguente, bellissima “Knagend Zout”, che riflette la tetra anima folk dell’autore e le sue evidenti derive pagan/esoteriche, mentre “Waterwolf” si lascia definire dalla ritmica insistente, strizzando l’occhio al postpunk: il canto diviene sorprendentemente accattivante, puntando su di un’espressività garbatamente malinconica. Troviamo poi “Hoor het Smeken”, che torna ad un clima cupo a tinte doom – una solennità scandita dal ritmo tribale mentre la voce intona oscuri e inquietanti versi e il finale irrompe quindi grandioso – ma “Hof der Valken” è di certo il brano più impegnativo e dura undici minuti abbondanti, coinvolgendo l’ascoltatore con sonorità lugubri e angosciose oltre che impetuose e suscitando le più sinistre visioni. Per fortuna l’atmosfera si rischiara con la strumentale “Interlude” che riporta il focus su un paesaggio naturale teso e minimale, dominato dalla chitarra acustica. Infine, “Nachtvorst” conclude con un certo brio e in modalità vagamente pop rock un album vario che consigliamo.