Gruppo che seguiamo da un po’, gli Schröttersburg hanno di recente pubblicato l’album Kosmogonia: sette tracce di pesanti sonorità ‘metropolitane’, dai colori indiscutibilmente oscuri e ricche di ‘rumorismi’, segno che l’interesse dei polacchi si volge in direzione di ambiti più ardui e, forse, meno accessibili; del resto, la tendenza era stata evidenziata anche nel precedente lavoro Om Shanti Om ove, tuttavia, sembrava prevalere una generica ricerca spirituale ancora non completamente maturata. In Kosmogonia, la band pare aver definito con chiarezza il proprio sound, convogliandovi tutti gli elementi alla base della sua ispirazione. L’opener “Ananta” risulta minacciosa fin dall’inizio, quando tenebrose note elettroniche introducono il clima dominante, opprimente, sì, ma anche di ampio respiro e di grande effetto visionario: la voce si leva quindi come guidata da una sorta di esaltazione, in riuscito abbinamento con ritmica tribale dura e fragorosa. Il secondo pezzo, “XII Le Pendu”, pur conservando energia a volontà e travolgente potenza vocale rimane in area postpunk e “Djab”, uno degli episodi migliori, opta invece per suoni tipicamente ‘gotici’, tornando a un paesaggio assai lugubre; “Terra Sancta” devia ancora verso un folk tribale selvaggio e scomposto, con ritmica violenta e passi di forte intensità. Poi, bypassata la furia ‘industriale’ di “Poza Ciałem” che, seppur fluendo in un truce scenario cadenzato e introducendo inquietanti variazioni ‘ambientali’, anima, in qualche modo, anche la seguente “Z Nicości W Słońce”, troviamo in chiusura “Terra Ignota”, che conclude con scabrosi suoni ritual/primordiali un album non facile ma sicuramente interessante.